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Mabon / Equinozio d’ Autunno

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L’Equinozio d’ Autunno/Mabon

Giunge l’autunno. Foglie malinconiche che seguono un percorso, portate dal vento, portate dal torrente. Foglie dimenticate. L’autunno dipinge con i suoi colori la stagione che precede il grande freddo. É il momento ideale per gli inizi. Se la primavera è l’impeto, l’autunno è il principio delle opere da seguire con calma, che vedono una realizzazione in tempi lunghi. É la riflessione pacata, che porta a soluzioni non sempre immediate ma durature.

É il periodo della vendemmia. Donne che danzano e pigiano l’uva. Il rouesc era un usanza tipica del mio paese. I contadini offrivano i grappoli di uva bianca e rossa e questi venivano posti in una specie di piramide in legno rovesciata. Messi all’ incanto i proventi erano destinati alla chiesa. Ed è l’uva che diventa protagonista, assieme alle tinte della stagione che precede il raccoglimento, di tradizioni e incanti. Le segnatrici usavano spesso l’uva per la guarigione da diversi malanni.

Sette acini ho raccolto il primo giorno la malattia ho nutrito

e ogni giorno cibarsi dovrà

o la malattia per fame si consumerà…

Sei acini ho raccolto

secondo giorno di malattia che se ne va via

Cinque acini ho raccolto

Il terzo giorno meglio va malattia via da qua…

La filastrocca prosegue fino a che, si diceva, avveniva la guarigione. Il vino è tratto dal frutto che matura e ora dona la sua essenza. Riposa nelle botti dove avviene un lavoro interiore per poi trasformarsi in vino. Se si nota bene è lo stesso percorso di chi cammina sul Sentiero dell’Antica Arte della Conoscenza. Ancora legati al mondo, saldi sulle radici che ci uniscono ai nostri simili maturiamo di conoscenza e percorriamo la fase interiore di crescita. Pronti che siamo doniamo il nostro succo.. l’essenza di ciò che sappiamo (vendemmia), che abbiamo colto… esperienza e energie. Ci trasformiamo nel silenzio dell’interiorità e diveniamo pura e Sacra bevanda per onore della Divinità (Il vino che si completa nella botte). Il vino rosso è l’essenza della vita,

il sangue, il bianco è l’anima pura, il rosato è la fusione perfetta tra anima e corpo giunti alla completezza, il fragolino è una sorta di mosto che non è dato di porre in commercio. Dolcezze della vita, agi e superficialità che impediscono di giungere alla meta finale. Il vino che diventa aceto indica che non si è lavorato bene, non si è giunti a compiere i giusti passi nel cammino di conoscenza. Ma l’universo è equilibrio e anche l’aceto ha le sue virtù… questa è la lezione : meditare che non vi è bene ne male, le leggi dell’Universo non compiono divisioni, ma è nell’ equilibrio e nell’ armonia che risiede la sapienza. Il vino rosso rappresenta il sangue, l’onore agli Dei se si alza in coppa, o come un tempo antico, in un corno, verso il cielo. L’uva e il vino sono dono gradito alle Divinità e Mabon , l’equinozio ricorda quanto sia giusto e grande il potere del ringraziare.

Tratto da “I gioielli della Dea- Pensieri dell’ Anima di una Strega”

di Cesarina Briante ©

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Golasecca, gli Argonauti e il culto a Iside

Golasecca è un piccolo gioiello accarezzato dal fiume azzurro. Vide il fiorire della “Civiltà di Golasecca” quale punto importante di transito per scambi di merce.

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La sua posizione era tappa focale nel commercio di materiali provenienti dalla Grecia, dalla Sicilia e altri paesi che permettevano un arricchimento in valore di qualità della vita. Un esempio è l’importazione di sale da Hallstaff.sale

Hallstaff è presso Salisburgo ed è ritenuta oggi un sito archeologico di notevole importanza. Sul suo territorio sono state ritrovate moltissime tombe dell’età del ferro. La presenza di miniere e la possibilità di estrazione di sale ha dato vita alla “Cultura di Halstatt”. Il sale era ritenuto prezioso per la possibilità che offriva nella conservazione del cibo. Con altri paesi erano corallo, olio e altri generi di notevole utilità a essere soggetti di scambi commerciali. Quando avvengono operazioni commerciali continuative e di rilievo non è solo l’ economia ad essere interessata, ma anche la cultura, la società e la religione vengono a essere coinvolte. I culti a divinità quali Iside, Mercurio, Silvano che interessano varie culture in luoghi distanti tra loro ne sono un esempio. Iside era onorata a Gallarate, Silvano a Mezzana, Mercurio era il dio tutelare a Somma Lombardo, Giunone ad Arsago. Il pantheon è notevole. Una incisione su pietra posta a Golasecca indica riferimenti al mitico viaggio degli argonauti. I 50 eroi capitanati da Giasone partiti alla conquista del vello d’ Oro. La leggenda racconta di un ariete dal manto d’oro che Ermes regalò a Nefele. Si dice avesse il magico potere del volo. Il trono del padre di Giasone fu usurpato dal fratello a cui un oracolo predisse la morte proprio per mano di Giasone. Così questi convisse Giasone a partire per ottenere il magico manto. Dopo molte peripezie Giasone riesce, anche grazie all’ aiuto di Medea, nel suo compito.

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La lapide attesta come questo mitico viaggio vide Golasecca come tappa di passaggio dei mitici eroi, ma ancor di più come punto focale dell’ espandersi di una civiltà che segnò la storia. I templi e il culto di molti Dei sono stati anche  distinti da questi importanti traffici. I templi Isiaci in Italia sono presenti proprio per questi spostamenti avvenuti nei vari punti di tappa e smistamento merci. Un’ altro esempio di quanto il mito e la storia si intreccino e di quanto sia utile conoscere il passato per comprendere il presente. Un arricchimento dell’ anima, nell’espansione del sapere di popoli e culture diversi.

Spunti tratti dal libro “Antichi Borghi ” di prossima edizione.

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