Dic 16, 2016

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Antica Leggenda di un Animale Considerato “Santo”

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Ogni luogo vede la sua storia. Ogni leggenda è intessuta di verità… Correva l’ anno 1200. Un Nobile Signore di Borgogna aveva da poco brindato alla nascita dell’ agognato erede. Era grande festa nei territori. Un bimbo in fasce, come tanti desiderato, come tanti amato eppure destinato a continuare la Dinastia. Il padre, valente guerriero, nobile e potente amava andar a caccia. E anche quel giorno i boschi videro il suo andare, il silenzio della brughiera interrotto dall’ abbaiare dei levrieri che il Signore portava con sé nelle sue battute. Magro bottino… valeva forse darsi pena per così poca cacciagione… Giunto al castello cosa vi è di intenso a riempire il cuore se non un abbraccio del figlio. Ammirare quelle guance rosee segno di benessere, il sentir i primi suoni di quel piccolo tesoro. Deposte le armi ecco il Nobile giungere nella camera del bimbo. Tranquillo vi aveva posto a guardia il suo cane preferito. Da anni era fedele compagno su cui aveva posto fiducia maggiore che in ogni sua guardia. Entrato nella stanza l’orrore ai suoi occhi. Il cane aveva la bocca insanguinata, disordine e fasce ovunque. Un urlo di dolore, straziante, possente. Del bambino non vi era più traccia. Giunsero la consorte e i servi. Lacrime e dolore. “Mi hai tradito” disse il Signore rivolgendosi all’ animale.

E brandendo la spada con un colpo mortale lo uccise. Il levriero lo guardava… comprese e non si ribellò, con il destino segnato di chi si imola per l’ altrui vita.

Il nobile guardava ora il corpo del cane con rabbia e incredulità… come aveva potuto, fedele compagno tradirlo… quando un vagito riempì la stanza. Il bimbo piangeva, ma era vivo, era sano, era salvo, e sotto la culla rovesciata era riparato e accanto a lui una vipera. Il cane aveva lottato a suo rischio per salvarlo da morso letale.

La gioia fu soffocata dal rimorso. Mai l’ uomo avrebbe dimenticato uno sguardo così consapevole, implorante, amorevole.

E come un mortale l’animale ebbe degna sepoltura e dimora.

La gente del popolo curiosa e ammirata andava a salutare così generosa creatura. Poi un giorno qualcuno ebbe bislacca idea di chieder favore sul quel tumulo di sassi. “Se hai amato in vita, fallo in morte.. aiuta anche me…” Una grazia ottenuta non può esser taciuta e le richieste e le grazie si susseguirono.

Quell’ animale era considerato Santo. Il tempo sovrappose la sua immagine a quella di un martire pavese. E la chiesa decise che non si poteva portar un cane agli altari. Ma San Guniforte rimane nel ricordo e nella speranza popolare… l’ anima dell’ uomo conosce quanto amore e fedeltà si racchiude nel cuore di un animale, da sempre fedele compagno…

Leggenda rielaborata secondo mia interpretazione. Ispirata dalla visita presso la chiesa di Guniforte in Nosate. 

 Santa Maria in Binda

Santa Maria in Binda

A Nosate si può visitare anche la chiesa di Santa maria in Binda di epoca Longobarda e corredata di splendidi affreschi rinascimentali.

Strega Fata Degli Incanti  B.C. ©

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