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Un San Valentino dei Tempi Indrèe

Un San Valentino dei Tempi Indrèe

Un San Valentino dei Tempi Indrèe

La neve era un immenso ricamo di ghiacci e sfavillii in quella notte del mese di febbraio del 1908. Le ragazze dell’alta borghesia avrebbero condiviso, il giorno dopo, immagini e cartoline incantevoli. Piccole frasi e disegni delicati per San Valentino. Gesti innocenti, piccoli pensieri, ma tanto importanti per chi si affaccia alla vita, in quel periodo in cui non si è più bambini ma neppure adulti. I sogni sono fatti del quotidiano, di attimi rubati, del vaneggiarsi in un vestito e scoprirsi donna, nel primo sguardo dell’ amore.

!911 - Una cartolina d' amore

!911 – Una cartolina d’ amore

La donna  era vista come un qualcosa di misterioso e bellissimo, un frutto proibito, una meraviglia da conquistare. Come potevano essere i suoi pensieri e i suoi desideri, i suoi sogni e il suo parlare era un segreto in un tempo dove la frequentazione tra giovani aveva molti veti. Erano allora gli sguardi, i sorrisi e il suono delle risate a disegnare i pensieri e tutto si dipingeva di mistero… di sogno.

 

Una cartolina d' amore di a inizi del XX secolo

Una cartolina d’ amore di a inizi del XX secolo

Carolina stava finendo l’ultimo suo ricamo. Un asciugamano in fiandra. La madre aveva disegnato con tratto particolare le sue iniziali. Che delizia, pensava… un arzigogolo così di classe. Come quello delle case dei signori. Un taglio netto al filo e il ricamo era concluso. L’esile fiammella della lanterna regalava una luce fioca. Carolina si alzò e volse lo sguardo, le sorelle dormivano. Visi dolci e sereni in quella piccola stanza composta da un solo armadio, due comodini e una cassapanca. Il camino ospitava solo cenere ormai e non valeva la pena di sprecar legna visto che il letto la avrebbe accolta da lì a pochi minuti. Il pensiero andò al suo Rinaldo. Non avrebbe ricevuto sofisticati regali, forse neppur cerimoniose cartoline per la festa  di San Valentino, ma mentre riponeva nella cassapanca l’ asciugamano pensava che presto, giovane sposa, quel ricamo avrebbe accompagnato  i momenti della nuova vita che l’attendeva.

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L’ asciugamano di Carolina….

La visita del medico, la nascita dei figli…  al chiudere le persiane l’aria gelida le soffiò in viso.  Il profumo della neve mista a pioggia dava un senso di leggerezza che contrastava col tiepido odore della legna e della resina presenti in stanza. La distesa di neve era diventata un’ immenso tappeto di brillanti, così’ luccicante quando la luna, in quel giovedì 13 febbraio era crescente e s’ apprestava al plenilunio, fece un piccolo sbirciare tra le nubi… era il dono del cielo per San Valentino.

 

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I miei nonni si sposarono 9 giorni dopo… il 22 febbraio 1908.  Una storia d’ amore come tante eppure speciale come ogni esistenza perduta nella memoria del tempo, ma viva e palpitante per chi ne porta il ricordo…

Strega Fata degli Incanti – B.C.

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Le Nebbie Del Monte Sordo

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Le Nebbie Del Monte Sordo…

Una leggenda racconta di un cavaliere che ogni giorno passava sulla via antica che da Sesto Calende portava a Somma. I luoghi del circondario erano sua giurisdizione nel riscuotere le tasse, nel governare le leggi, nel porre controllo ai territori secondo disposizione del Nobile Signore di queste terre.

Nell’ osservanza dei suoi compiti si trovò a visitare il maniero del Monte Sordo. Era un pomeriggio di freddo inverno. La neve aveva reso una distesa bianca il paesaggio. Il cavallo nero e imponente lasciava impronte ben distinte che segnavano il passaggio. Quelle e null’ altro spezzavano il biancore intenso del gelo. A un tratto, sulla distesa, piccole orme di passi gentili. Come se una fata avesse segnato il suo cammino. Il cavaliere sorrise… erano passi di fanciulla, ma al bosco e all’ imbrunire era cosa insolita… Decise di seguirli. I cavalieri si sa, sono uomini e la fantasia vola. Si domandava se mai fosse bella colei che aveva lasciato traccia di sé… se avesse lunghi capelli e occhi azzurri… se fosse dama o contadina.” Illuso” si diceva, sarà la solita anziana atta a veder se sotto la neve vi erano ghiande, o di ritorno dal paese dove si era recata a chieder elemosina. Intuizione o speranza continuava il suo andare… aveva sentito vociferare di una giovane tanto bella, dagli occhi color del lago e dai capelli d’ ebano, semplice ma incantevole… ma di fole giù in paese tante se ne raccontavano per passar il tempo e colorare le serate attorno ai camini.

Giunto al bivio che portava al maniero una figura aggraziata. Avvolta in uno scialle grigio e consunto, una fanciulla raccoglieva fascine e piccoli pezzi di legno… la neve pesante aveva fatto peso e i rami più fragili si erano spezzati. Un tuffo la cuore.. dunque esisteva. Uguale alla descrizione, bella come un sogno… solo gli occhi erano diversi. Avevano un intenso verde, come i campi di primavera, umidi di rugiada e brillanti sotto il sole. Fu un balzo e giunto a lei offrì il suo aiuto e mai mancò di andare a trovarla ogni giorno. Il Natale si avvicinava e l’ uomo le fece preparare un mantello di lana. Candido come la neve che segnò il loro incontro, caldo come la passione del suo amore. I due giovani erano innamorati e nulla valeva la differenza di ceto e di titolo. L’ amore puro tale rimane oltre ogni stato. Al ritorno al castello, in quella vigilia del natale dell’ anno 1000 una banda di briganti ebbero ad assalirlo. Il sacchetto appeso alla cinta era un goloso bottino e per quelle monete d’ oro e d’ argento, fu preso a sorpresa da 7 uomini,  ebbe l’ ardire di difendersi fino a essere colpito a morte. Da allora si narra, che, inconsolabile la fanciulla torna, ammantata di bianco a cercare il suo cavaliere. Per non vedere la sua anima soffrire gli Dei la trasformarono in fata dei campi. Ancora adesso una nebbia leggera racconta di un’ amore mai vissuto di mille e più anni fa a all’ imbrunire invernale, tra le tinte del crepuscolo porta il dono dell’ amore e della bellezza a chi  la incontra.

Strega Fata Degli Incanti – B.C.©

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Antica Leggenda di un Animale Considerato “Santo”

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Ogni luogo vede la sua storia. Ogni leggenda è intessuta di verità… Correva l’ anno 1200. Un Nobile Signore di Borgogna aveva da poco brindato alla nascita dell’ agognato erede. Era grande festa nei territori. Un bimbo in fasce, come tanti desiderato, come tanti amato eppure destinato a continuare la Dinastia. Il padre, valente guerriero, nobile e potente amava andar a caccia. E anche quel giorno i boschi videro il suo andare, il silenzio della brughiera interrotto dall’ abbaiare dei levrieri che il Signore portava con sé nelle sue battute. Magro bottino… valeva forse darsi pena per così poca cacciagione… Giunto al castello cosa vi è di intenso a riempire il cuore se non un abbraccio del figlio. Ammirare quelle guance rosee segno di benessere, il sentir i primi suoni di quel piccolo tesoro. Deposte le armi ecco il Nobile giungere nella camera del bimbo. Tranquillo vi aveva posto a guardia il suo cane preferito. Da anni era fedele compagno su cui aveva posto fiducia maggiore che in ogni sua guardia. Entrato nella stanza l’orrore ai suoi occhi. Il cane aveva la bocca insanguinata, disordine e fasce ovunque. Un urlo di dolore, straziante, possente. Del bambino non vi era più traccia. Giunsero la consorte e i servi. Lacrime e dolore. “Mi hai tradito” disse il Signore rivolgendosi all’ animale.

E brandendo la spada con un colpo mortale lo uccise. Il levriero lo guardava… comprese e non si ribellò, con il destino segnato di chi si imola per l’ altrui vita.

Il nobile guardava ora il corpo del cane con rabbia e incredulità… come aveva potuto, fedele compagno tradirlo… quando un vagito riempì la stanza. Il bimbo piangeva, ma era vivo, era sano, era salvo, e sotto la culla rovesciata era riparato e accanto a lui una vipera. Il cane aveva lottato a suo rischio per salvarlo da morso letale.

La gioia fu soffocata dal rimorso. Mai l’ uomo avrebbe dimenticato uno sguardo così consapevole, implorante, amorevole.

E come un mortale l’animale ebbe degna sepoltura e dimora.

La gente del popolo curiosa e ammirata andava a salutare così generosa creatura. Poi un giorno qualcuno ebbe bislacca idea di chieder favore sul quel tumulo di sassi. “Se hai amato in vita, fallo in morte.. aiuta anche me…” Una grazia ottenuta non può esser taciuta e le richieste e le grazie si susseguirono.

Quell’ animale era considerato Santo. Il tempo sovrappose la sua immagine a quella di un martire pavese. E la chiesa decise che non si poteva portar un cane agli altari. Ma San Guniforte rimane nel ricordo e nella speranza popolare… l’ anima dell’ uomo conosce quanto amore e fedeltà si racchiude nel cuore di un animale, da sempre fedele compagno…

Leggenda rielaborata secondo mia interpretazione. Ispirata dalla visita presso la chiesa di Guniforte in Nosate. 

 Santa Maria in Binda

Santa Maria in Binda

A Nosate si può visitare anche la chiesa di Santa maria in Binda di epoca Longobarda e corredata di splendidi affreschi rinascimentali.

Strega Fata Degli Incanti  B.C. ©

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Le Tenebre e la Luce

Finestre-Natale-44089Da quella grande finestra Gaia poteva ammirare l’ intera piazza. Ora pioveva e le gocce fini si accendevano di luci. Uno sfavillio che faceva apparire ovattati i contorni dei lampioni, delle insegne. Tutto taceva. Il tempo era sospeso in quei momenti, quando il buio e il freddo prendevano il sopravvento. Per lei che amava il sole, l’ estate, era triste star lì in un angolo ad attendere che una nota di colore accendesse quella sera fosca. Sara le andò vicino. La vecchia aveva segnato sul viso ogni attimo del suo tempo. Era saggia e guardava con benevolenza la piazza e  l’ orizzonte, o almeno  quel poco che si faceva spazio tra le case e i giardini, fatto di monti e boschi.

Gaia era stupita di come una donna così vitale, saggia e preparata nella grande scuola della vita amasse un tempo così cupo. Era più logico pensare che fosse il sole, la luce a prevalere. In fondo cos’ era quella tenebra che a tutti fa paura se non  assenza di luce, qualcosa di inesistente, di inafferrabile che era simbolo di male, di ignoranza, di dolore. Accese allora ogni lampada nel locale e la stanza fu luminosa, così luminosa da riportarle un pizzico di buon’ umore.

“Non ami la pioggia?” osservò Sara “eppure è meravigliosa, rende più intensa ogni aiuola. I fiori sembrano brillare e tutto pare adornato  di diamanti”.  “Solo perché la luce li sfiora, e meno male che esiste quel barlume di luce che sennò nulla sarebbe poiché il buio non esiste”.

Se sei certa di questo allora per una settimana starai alla luce, sempre, ogni istante. E io al buio e vedremo chi imparerà di più, chi è più intensa di vita… le tenebre o la luce”.

Il primo giorno gaia era entusiasta. Il sole era tornato e la lampade accendevano la notte. Quanto tempo a disposizione per fare tutto ciò che desiderava. Passeggiare di giorno, correre, ridere e fare il bagno al lago. Leggere al calar delle prime ombre.

La seconda notte era infastidita, era stanca e voleva appisolarsi, ma non riusciva, le luci le impedivano il riposo e di leggere era annoiata.

Il terzo giorno gli occhi bruciavano di tutto quel bagliore. Se continua così mi ammalerò pensava.

Il quarto giorno si accorse che il suo sonno non era più sereno. Dormiva per sfinimento. Non poteva godere della bellezza della luna piena che avrebbe visto il suo compiersi quella notte. Si perdeva la sua luce nella luce stessa. Voleva esprimere un desiderio alle stelle cadenti ma neppur quelle si potevano ammirare. Nulla della notte esisteva più…tutto era  perso nel bagliore dell’ Universo.

Gaia capì… le tenebre esistono, oscure come la profondità della terra accolgono i passi della luce. E da allora non ebbe più a temere il buio. Spense ogni lampada, aprì le persiane e la notte la avvolse, salutò la luna e si addormentò serena.

Strega Fata Degli Incanti B.C. ©

 

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Frammenti di Una Festività Contadina

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Frammenti di Una Festività Contadina …

Aghi di pino venivano gettati nella brace. Si sollevavano piccole luminose scintille. L’ odore della resina si univa a quello un pò acre del carbone di legna. Marta era assorta alla finestra. Guardava la pioggia che aveva disegnato una grande ragnatela. Il fiottolo d’ acqua correva tra i sassi della rizava e disegnava così una sorta di grande ragnatela. L’aria era densa, tenebrosa e annunciava la notte dell’ ultimo giorno di ottobre.

Non temeva quella notte, sapeva che, come ogni anno, la famiglia si sarebbe radunata davanti al camino per raccontare leggende del passato. I nonni arricchivano i loro aneddoti di nuovi particolari e ogni volta sembravano diversi.

Anno dopo anno la famiglia cresceva. L’ ultimo nato era Paolo, figlio di sua cugina Anna. 

Durante le feste sacre si accendevano candele di cera d’ api, così profumate. Marta detestava l’ odore insistente del sego o del lume ad olio.

Un lumino era posto sul davanzale di una finestra e si cantava la litania:

Fiamma che ardi

come arde il nostro cuore

per amore 

per amore

porta il pensiero

porta il ricordo

al di là del mondo

così che il nostro abbraccio possa arrivare

a chi vogliamo ancora amare.

Le ombre si proiettavano sui muri. La concretezza diceva che erano i disegni delle fiamme del camino e della candela. La speranza raccontava fossero gli antichi avi. Quella notte di vigilia la nonna, la mamma e le zie avrebbero preparato i dolci speziati per la ricorrenza. Biscotti duri come ossa e dal sapore d’ inverno… alla bontà si univa una cura preventiva contro tosse e mal di gola, i mali di stagione. Zenzero, cannella e noce moscata, frutta secca e miele, cura perfetta contro ogni raffreddatura.

sam2I bambini erano in strada. In piccoli cortei vestiti in maschera, cappucci scuri e piccole mantelle, raccoglievano doni per la cena dei poveri. Ognuno dava ciò che poteva.. una mela, noci, pane e pan speziato. I più abbienti preparavano piccoli pacchettini… avvolti in carta zucchero se la famiglia che donava era ricca o in iuta o stoffa. Contenevano strisce di carne conservate sotto sale con spezie e aromi oppure insaccati. Qualcuno che poco aveva da offrire otteneva la farina dalle ghiande e preparava una sfoglia sottile, la farinata. 

Siamo piccoli folletti

se non vuoi ricever dispetti

regala con amore

e sempre avrai onore

Sii buono e saggio

del tuo di più fai omaggio

Un lume ardeva sopra una rapa intagliata e decorata di ghiande e foglie. Indicava l’ granoaccoglienza alle anime degli avi a cui un posto era riservato a tavola.

I bimbi camminavano sotto la pioggerella fredda e le piccole lanterne accendevano di riflessi dorati le pozzanghere, le goccioline fini che vi disegnavano cerchi concentrici. 

Il camino ardeva e foglie di alloro venivano bruciate per fare richieste all’ Universo. Ardevano tra le fiamme scoppiettando, dando responsi. Mi sposerò? Sarò felice? si osservava la foglia se bruciava profumando l’ aria e con leggeri crepitii esito positivo, altrimenti vi erano difficoltà. Allora si tracciavano segni sulla cenere e si formulava, in segreto, la richiesta.

Brucia e ardi

ardi e brucia

non far tardi 

non mancare

il mio desiderio si deve avverare.

zucca

Era la fiaba di Ognissanti, l’ antico Samhain, quando le tenebre accendevano i cuori, e la luce della Conoscenza si accendeva tra le tenebre. Non vi era paura, solo speranza e un umile ombra diventava un abbraccio e predisponeva alla preghiera.

Strega Fata degli Incanti- B.C.©

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Il Treno dei Sogni

Il Treno dei Sogni

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E’ un movimento magnifico, che bisogna aver sentito per rendersene conto. La rapidità è inaudita. I fiori ai lati della via non son più fiori, sono macchie anzi sono strisce rosse o bianche;… le città, i campanili e gli alberi danzano e si perdono follemente nell’orizzonte;…Occorre uno sforzo per non figurarsi che il cavallo di ferro sia una vera bestia. La si sente soffiare nel riposo, lamentarsi in partenza, guaiolare in cammino: suda, trema, fischia, nitrisce, rallenta, trascina; enormi rose di scintille sprizzano gialle ad ogni giro di ruota o dai suoi piedi, e il suo respiro se ne va al di sopra delle nostre teste in belle nuvole di fumo bianco, che si lacerano sugli alberi della strada”

Così Victor Hugo descrive alla moglie le sensazioni di un viaggio in treno del 24 agosto 1837, sul tratto ferrato che collegava Anversa a Bruxelles. I viaggi sui primi treni erano  il sogno di un progresso che avanzava. La vittoria dell’ uomo che faceva propri spazi e tempo. L’ intelligenza della creatività che stregava artisti e poeti. Il popolo ammirava come un raro spettacolo quel movimento che sembrava magia. Il trionfo della scienza che si vestiva di fiaba, quando  i vagoni erano salotti, e l’ alta società viveva attimi che scrittori e attori hanno fatto rivivere nelle loro opere. Era un’ emozione anche per chi, nel treno trovava, un mezzo di spostamento, magari in umili vagoni, poveri tra poveri ma ricchi di speranza e volontà, pronti a dare il meglio di sé per costruire nuova esistenza. Certamente i primi treni davano una sensazione strana… troppo veloci per l’ abitudine dei tempi fino a toccare i 15 km orari, davano l’ idea di vedere il mondo da un’ altra angolazione. Il fatto che solo dal finestrino si poteva ammirare il paesaggio, di corsa, spesso con sconosciuti a fianco dava una strana emozione. Il fornire i treni di libri permise di creare uno stato di isolamento che a poco a poco si tradusse in argomento di confronto e cultura. Si cominciò a condividere nuove conoscenze, a trarre nuova visione da quel modo di viaggiare alternativo alle carrozze, ai cavalli e ai carri. Si iniziò la vivere la favola dei nuovi locali che correvano su strade ferrate. E da qui nasce una visione che permette di creare un’ arte visiva nuova che pittori e poeti imprimono nelle loro opere, mentre le persone semplici, quelle la cui creatività si esprime nella vita di ogni giorno, manifestano il loro vivere nel quotidiano con atti e pensieri che non rimangono impressi ma si perdono nei racconti più belli…                                                                            

 

La favola

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Jolanda aveva due grandi occhi azzurro cielo. Così immensi da far passare in secondo piano ogni altra sua fattezza. Eppure i capelli color argento, rara bellezza in così giovane età, e i tratti fini erano segno di un fascino etereo. Con l’abito azzurro che indossava quel giorno sembrava una piccola fata pronta  a prendere il volo.

L’ emozione le bloccava lo stomaco… sembrava che tanti piccoli grilli si muovessero in lei e sfrigolassero. Aveva impressione  che questo lo potessero notare anche altri così se qualcuno la guardava  le gote arrossivano. Il suo primo viaggio. Tanta gente nuova con cui condividere questa avventura. Salivano e scendevano dai vagoni ai cambi di fermata. Il treno correva e si vedeva tanto fumo. Una nuvola bianca. Come sfiorare il cielo.” Ma stiamo volando o correndo ?” si chiedeva. Allora guardava ai finestrini e tutto sembrava un insieme di righe colorate. Come  fili che la nonna usava per confezionare sciarpe e maglie. Passava il tempo accanto al camino, ormai le gambe non sorreggevano più il suo corpo. Che belli quei colori che diventavano un miscuglio di tinte disegnate dalla velocità.

Prese un libro e cominciò a leggere. Non riusciva  a seguire la trama. Il treno sobbalzava e le parole sembravano non avere ne capo ne coda. Erano lì alla rinfusa.

Il treno fischiò. La stazione. Un attimo di respiro. Le gambe tremavano per tutto quel danzare sui binari. I muscoli sembravano piccole corde tese che vibravano.

Il giovane che salì era distinto, nobile forse. Occhi scuri e intensi. Si scambiarono uno sguardo. Jolanda si vergognava un po’ dei suoi abiti semplici, certamente il giovane era altolocato. Ora, uno di fronte all’altro leggevano facendo scambio di sguardi senza farsi, dall’altro, notare. Non vi fu alcuna  parola. Il treno fece il suo solito fischio e il giovane scese.  Jolanda lanciò l’ultima occhiata al finestrino e il ragazzo era lì, fuori dal treno, all’ ombra del vagone, come ad attenderla per  offrirle un piccolo fiore.

Passarono anni e anni eppure il fiore, minuto e azzurro non-ti- scordar di me, è rimasto nel piccolo messale.  

Ricordo di un viaggio e di un sogno di ragazza…

La realtà

Il viaggio da Gallarate  a Varese vide il suo nascere nel 1865, il 26 settembre di quell’ anno avvenne la sua inaugurazione. Fu una delle linee che per prima vide la sua costruzione a spese delle autorità amministrative locali. Le famiglie altolocate asburgiche, che gestivano molti interessi commerciali ed economici, non trovarono in questa tratta motivo di investire in quanto non era punto strategico per  i  loro impegni finanziari.

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Diga del Panperduto che assieme agli sbarramenti della Miorina e Porto della Torre sommerse le rapide 

Gli anni tra il 1850 e il 1905 videro il nascere dei vari tratti che avrebbero completato la linea Milano – Domodossola. Il tratto riguardante Sesto Calende segnò una svolta favorendo il trasporto delle merci da pochi anni affidato all’ Ipposidra. L’ipposidra era un sistema basato sullo spostamento delle merci sia attraverso la navigazione sia  il passaggio tra i boschi della brughiera  su carri trainati da cavalli su binari.  Il Lago Maggiore e il Ticino erano punto di passaggio importante per merci  provenienti da Ossola e Svizzera. A Tornavento, vi era possibilità  di  imboccare il Naviglio Grande per giungere fino a Milano.

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Un esempio significativo del tragitto ci viene dal trasporto marmi di Candoglia che erano particolarmente ricercati per la costruzione del Duomo di Milano secoli prima.

Battelli a vapore e grandi imbarcazioni solcavano il lago fin dai primi anni dell’ ‘800. La grande difficoltà erano le rapide, in modo particolare quelle della località definita “Miorina”. A questo punto le merci cambiavano mezzi e piloti specializzati della corporazione di Castelletto Ticino, erano chiamati per affrontare le rapide e condurle fino a Tornavento. In pratica se il viaggio Sesto  Calende – Tornavento era anche troppo veloce, il tratto contrario era troppo lento. Così Carlo Cattaneo noto scrittore, politologo, studioso dei trasporti e progettista, ideò un percorso in cui le barche venivano estratte dalle acque, poste su carri ferroviari trainati da 8 destrieri e portate a Sesto.IPPOSIDRA

La bellezza e l’ importanza del nuovo modo di viaggiare lasciò un’ impronta nella storia che andava oltre la velocità, lo sfruttamento del calore e del vapore. In poco tempo si poteva vedere i cambiamenti dei paesaggi, della vita contadina e delle culture e stili dei luoghi. La vegetazione e la visuale di paesi diversi. Un modo alternativo per ricostruire un pezzetto di vita dei nostri nonni.

Ed ora l’ amore per l’ arte e per questa parte della nostra storia rivive grazie a chi si dedica per conservare gli antichi vagoni. Signori di un ricordo che ha segnato un’epoca. E’ l’ energia pura di un periodo che ha dato vita a un nuovo modo di esprime l’ arte e le emozioni.

 

Strega Fata Degli Incanti- B.C. ©

Fonti: Wikipedia-Velo club Sestese wordpress-  Ruote e binari in Lombardia di Francesco Ogliari,

 

 

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Le Tinte dell’ Arcobaleno

In questi giorni i temporali hanno dato pausa all’ estate. Potenti venti e tuoni hanno dipinto il cielo di un grigio intenso per poi colorarne la volta delle tinte dell’ arcobaleno. Fenomeno bellissimo, denso di leggende e tradizioni, mitologia e magia. Una sorta di unione tra cielo e terra, tra le dimensioni: quella umana e quella Divina.arco

Le due estremità: portali per altri mondi. Mondi legati alla natura, al piccolo popolo ma anche alla Dea, Per la sua purezza, i suoi colori e la magnificenza. Se si ripensa alla simbologia del camino, quel camino che per i nostri nonni era il cuore della casa, si potrà comprendere come l’ arcobaleno si ricollegasse alla magia della campagne. La canna fumaria elevava ai mondi superiori e sopra i tetti si ergeva l’ arcobaleno. A mezzaluna, simbolo della Dea, ma anche atto a  riportare il Sole , il Dio. Maschile e femminile, giorno e notte… Una dualità che ci invita  a fare scelte. A riflettere. Ci ricordiamo di Pegaso, cavallo alato che lo percorre. Ebbene l’ arcobaleno è un sentiero luminoso, pronto a essere cavalcato, oltrepassato per entrare nella profondità di Noi Stessi. Per evolverci.pegaso2

Il pentolone magico dello gnomo pieno di monete è il simbolo antico della vita. L’ arcobaleno, come una donna gravida, fa percorrere il periodo della gestazione. L’ oro ai suoi piedi è la nuova vita che nasce. Un figlio era continuità della specie, della famiglia e della tribù. una garanzia per i lavori agricoli, un sostentamento per la vecchiaia.pent

L’ arcobaleno era un messaggio dall’ altra dimensione, un invito a pensare.

Gli Antichi Saggi valutavano il pensiero portato dall’ arcobaleno.

Se si era stati corretti, nei pesi e nelle misure. (In fondo l’ arcobaleno ricorda un’ enorme bilancia).

Se si era mantenuta la parola data o un contratto.

Vedere le situazioni da più punti di vista, anche se opposti.

Si  pronti a un Percorso interiore?  a un cambiamento?

Poi dai colori si traevano altri auspici…

Sappiamo tutti che se si  illumina un prisma di cristallo con un raggio di luce, i 7 colori dell’ arcobaleno si riflettono. In ognuno c’ è una vibrazione, la vibrazione è energia, l’energia è potere e creazione.

Il violetto o Indaco sono i poteri intuitivi, la connessione con il mondo spirituale. Il blu indica l’ energia, la creazione, la protezione, l’ espansione.

L’ azzurro è la liberazione…

Tre colori che indicano trinità. La creazione insita in ogni culto. Sono le nostre capacità creative che vanno capite ed elaborate.

Il Verde, la connessione con la Terra e la Natura. Gli Spiriti degli Elementi. Il rispetto alla vita. Il ricaricarsi di energia. Da qui il giallo che porta la concentrazione. La mente che apprende, che comunica. Che dona e raccoglie la Conoscenza che si manifesta attraverso le vibrazioni dell’ arancione: il cambiamento. Si prede coscienza di sè, il controllo che col rosso diventa passione, forza e azione.

I colori sono collegati anche ai chakra nell’ ordine: 

Viola= Corona

Blu= Terzo Occhio

Azzurro= gola

Verde=Cuore

Giallo= plesso solare

Arancio= secondo chakra

Rosso= di base

Ma i nostri vecchi saggi di campagna leggevano il cielo con semplicità. Vecchie leggende e parole tramandate. Non conoscevano discipline con termini orientali o olistici. Loro sentivano il potere. E ogni evento era un pizzico di magia che si opponeva a una vita dura e a volte, troppe volte, dolorosa.

Se si nota bene i colori sono spesso sei… manca l’ azzurro. Forse gli Dei richiamano un potere un pò più terrigeno in questo modo. 

Esiste poi anche un’ arcobaleno notturno raro e quasi impossibile da vedere a occhio nudo… allora solo un biancore latteo si innalza nel cielo. Il bianco è il tutto, la completezza, l’ energia che racchiude tutti i colori.

I Colori al tempo dei nonni…

Se il colore Viola era il più intenso uva e vino a piene mani

Se arancione non mancherà nè granoturco nè pane

Se giallo raccolti di grano e cereali saranno copiosi.

Ricco sarà il raccolto, verdura e ortaggi, erba per gli animali, se il colore verde sarà predominante.

Rosso sangue.. essenza primordiale buono l’ olio del rosso illuminare.

Castagne e marroni, che toccano il cielo se vince l’ azzurro colore sincero.

Quando sorgono i sette colori, mai additare, mai offendere, urlare e bestemmiare. Segno degli Dei che aprono le porte. Mai maledire, mai criticare se la malattia non vuoi richiamare…

Chi faceva questo doveva restituire la malattia alla natura passando sotto un ramo fatto a curva. Di solito un albero Sacro quale Nocciolo o Sambuco. Si lasciava poi sempre un offerta di miele per la pianta. Altra tradizione era intrecciare un braccialetto di 7 colori e farlo portare al malato e poi legarlo a un albero che si prendeva il malanno.

Piccole usanze di un mondo incantato di qualche manciata di anni fa…

Strega Fata Degli Incanti – BC©

 

 

 

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Barchetta di San Pietro e Paolo

 

pieepaoIl 29 giugno si festeggiano i Santi Pietro e Paolo, anche se per il mondo contadino aveva più importanza la celebrazione del solo San Pietro. Anche in questo caso ci sono radici pagane in riguardo a  questa festa. Nell’antica antica Roma il 29 giugno si commemorava Quirino, Divinità sabina delle curie e degli uomini liberi, festeggiata assieme a Romolo, con cerimonie sul Quirinale. Queste due figure, Quirino e Romolo, furono sostituite, dai Cristiani,  dai Santi Pietro e Paolo, definiti fondatori della Roma cristiana che persero la vita sul Colle vaticano sotto la persecuzione voluta da Nerone.  

Furono poi i monaci benedettini a diffondere, in epoca medievale, il culto di S. Pietro.
Antiche leggende dicono che la è madre di S. Pietro o la suocera, a uscire dall’aldilà e provocare temporali in questo giorno.
Per questa ragione i pescatori si astenevano, nell’antichità, dalla loro attività.
In alcune zone, la madre o suocera di Pietro sarebbe provvidenziale per la siccità.
Nella zona di Iseo, invece , niente bagno nel lago , le acque diventano, quel giorno, pericolose.

La Barca Di San Pietro 

La sera della vigilia si riempie d’ acqua un fiasco spagliato, o una caraffa o una bottiglia  e vi si  versa la ciàra dè l’ öf  ( albume d’ uovo ). Si pone in un luogo isolato e buio, meglio se nell’ orto o in giardino , o in un prato , se piove in casa. Durante la notte, col fresco l’ albume si rapprende e  assume le forme di una barca, con vele e alberi maestri.
Della  «barca» si leggono poi i significati:per alcuni è l’ imbarcazione dell’ apostolo Pietro, pescatore e traghettatore di anime, per altri era usata da per diffondere nel mondo la fede di Cristo;  per altri  è  la barca con cui era sceso all’ inferno per liberare la madre e  portarla in cielo  ma era sopratutto un auspicio per l’ agricoltura; i presagi dipendevano dalla forma delle vele, se alte e voluminose, bel tempo, se basse brutto tempo in arrivo. Tanto è vero che in Veneto si diceva: « Se piove a San Paolo e Piero piove par on ano intìero ». Nel Bergamasco era consuetudine leggere l’ albume quale responso matrimoniale: se la barca aveva vela la sposa avrebbe avuto un figlio e la zitella  si sarebbe maritata. 

Come interpretare le figure ” lette ” nell’ uovo di San Giovanni e di San Pietro e Paolo.

Piccolo rituale che chi non ha potuto effettuare, causa maltempo, la notte del 23 giugno , potrà ritentare la notte di San Pietro e Paolo, con la barchetta di San Pietro.
Perchè l’ auspicio sia valido occorre lasciare la bottiglia con l’ albume alla rugiada.
Le figure che si formano sono diverse, solitamente il buon auspicio è dato da una nave a vele spiegate.

Fiori : sono favorevoli per l’ amore e l’ amicizia.
Anelli uniti: unione, relazione , matrimonio, legamento.
Montagna: meta da raggiungere ma anche ostacolo da superare.
Animali: dipende dall’ animaletto e dalla nostra situazione…
Serpente: malelingue e nemici.
Topi: nemici.
Gallina: può essere timidezza, ma anche ritorno alle origini, desiderio di casa, della famiglia. 
Pulcino : timidezza, inedeguatezza, paura di non farcela, sentirsi fragili, davanti a situazioni importanti , ma è solo una sensazione…
Pesce: ricchezza, situazioni da cogliere, desiderio di avere una famiglia, profondità interiore, maturazione spirituale.
Numeri. se non indicano una data, guardare il significato del numero stesso.
Naturalmente ognuno interpreterà le figure raffrontandole alla propria storia personale. Uno studente vedrà in un 8 un buon auspicio ( se studia)… una novella fidanzata un segno di unione che continua ecc…

Leggenda : La Mamma (O Suocera) Di San Pietro

La madre di S. Pietro, secondo alcuni la suocera, aveva un cattivo carattere con una buona dose di avarizia.
Pietro soffriva di questo e, siccome la madre era all’ inferno , e lui teneva le chiavi del paradiso,  chiese a Dio la grazia di averla con lui in paradiso.

Allora Dio si ricordò che, in vita, la donna , aveva compiuto la buona azione di regalare delle bucce di patate a un povero (anche se altre versioni dicono una cipolla).
Fatto sta che con le  bucce degli ortaggi, gli angeli fecero una corda che Pietro buttò giù dal cielo per far arrampicare la madre in paradiso.
Ma gli altri dannati volevano seguirla. Lei si ribellò e li mandò via  in malo modo provocando lo spezzarsi della corda stessa. Da allora ogni 29 giugno, si dice che le grida della donna provochino i tuoni e i temporali.

Una pratica divinatoria delle nostre nonne:

Un modo di ricevere risposte viene dato dalla chiave di  S. Pietro e Paolo. I santi, festeggiati il 29 giugno,si collegano a una specie di “iniziazione” che percorre le tappe dal 24 giugno fino al 29 giugno.
Una sorta di pratica di radiestesia effettuata con la fede e un bicchiere d’ acqua che apre le porte anche all’ uso di una chiave proprio a scopo divinatorio:

Mani rugose,
mani stanche ,
fanno girare il rosso cordino,
una antica chiave ,
solo la serratura di un antico cassettone
può violare,
Esso contiene antichi segreti ,
parole ripetute che corrono da madre a figlia ,
come un fiume,
ripercorre le valli,
le pianure,
i campi.
Giunge la frase che molto può svelare,
la chiave si mette così a girare.
La formula e la domanda,
in dialetto oramai in disuso si viene a mormorare,
gira la chiave gira e il segreto va a svelare.

(Strega Fata Degli Incanti).

Con questo metodo, che si avvale dell’ uso di una chiave e di formule, si ottengono risposte.

 

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Le Antiche Origini di Pasqua

Ostara3La Pasqua ha origini remote e legate agli antichi culti. Per calcolare l’ epatta (età della Luna) e calcolare la data della Pasqua ci si serve del calcolo dei giorni in base al novilunio e plenilunio in riferimento all’ Equinozio e quindi a Ostara. In questo tipo di calcoli subentra molto la numerologia e i ritmi delle stagioni.lunanumeri

Il periodo della rinascita è legato alla Lepre che qui riveste il significato di fertilità. La Dea Eostre è spesso raffigurata con la testa di coniglio. Da qui le antiche origini dei paesi germanici del “coniglietto pasquale” che nasconde le uova nei luoghi più impensati in modo che vengano ritrovate in una sorta di caccia al tesoro. 

uovoostL’ uovo è il principio della vita, il suo guscio , usato tra l’ altro in molti incanti, racchiude i principi maschile e femminile, Sole e Luna. Inizialmente le uova usate erano di serpente. Il significato si può intuire nel fatto che il serpente rappresenta la forza per Eccellenza, la Kundalini posta  alla base dei chakra e interessata dall’ energia sessuale. Il fuoco Sacro della Conoscenza. La Grande Opera che si innalza e che permette di accendere la Scintilla Divina sita in ognuno.

Col tempo per motivi di praticità le uova di serpente furono accantonate e sostituite da uova di volatili o riproduzioni in vari materiali.

In ogni luogo del mondo ci sono uovo serpentetradizioni diverse, ma tutte o quasi risalgono a tempi precedenti il Cristianesimo.

In Scandinavia questo periodo ricorda un pò Samhain. In una di sorta di tradizioni atte a strega900esorcizzare la paure le bambine impersonificano le antiche streghe, spesso col viso sporco di fuliggine (la cenere è un elemento caratteristico del periodo pasquale. Basti pensare al Mercoledì delle ceneri, che si celebra appunto il mercoledì antecedente la prima domenica di Quaresima e che naturalmente trova origine da altri culti).Comunque le paure ancestrali e le antiche usanze rivivono attraverso queste bambine che vestite da streghette girano per le strade a chiedere dolci. I fuochi sono anche qui presenti coi falò. Servono a cacciare il male, a purificare….  Con le streghe non possono mancare i gatti. E la Domenica delle Palme vengono benedetti i gattici. In pratica i rami di pioppo che con le loro gemme bianche e setose ricordano le code dei felini. Il pioppo rappresenta il collegamento tra il materiale e lo pioppospirituale, tra il mondo degli inferi e il nostro. Sono le uova rosse quelle che vengono regalate maggiormente, legate al sangue sono segno di vita e di salute per chi le riceve.

Le magie continuano..

Strega Fata Degli Incanti -B.C.©

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L’ Uovo Magico di Ostara

L’ Uovo Magico di Ostara

L’ Uovo Magico di Ostara..

uiva1Il grande camino stava al centro della cucina.. mai spento completamente, neppure d’ estate.. il cuore della casa dove si cucinava, fatto bollire il bucato e magicato aveva sempre un mucchietto di cenere simbolo della ricchezza del casato, sia  Esso  Nobile o di Contadini.

camin3

Tra la cenere la vecchia strega teneva l’ uovo… un uovo ormai svuotato pronto ad “assorbire”l’ energia della cenere e della famiglia.

Nella magia popolare le uova rivestono un importante ruolo  quale  simbolo di fecondità.. Il Sole e  la Luna sono ben rappresentate dal tuorlo e dall’ albume, nella sintesi feconda di maschile e femminile.

dragoL’ uovo stava lì ad aspettare ed a accogliere la forza.. era stato deposto per Ostara da una gallina bianca, svuotato tramite un foro sulla cima e ora attendeva il suo scopo.  Sarebbe stato bene anche nei pressi di una tomba,ma il camino era lì presente ed era una fonte accessibile di potere…

Quando l’ uovo emanava la forza accumulata, (e questo la strega lo sentiva) veniva raccolto per il crearsi dell’amuleto.

Una lunga cordicella aveva a sè intrecciato monetine di rame, pietre smaglianti, sassi di fiume con simboli dipinti…

Intanto olibano, cannella e zafferano erano la magica mistura che serviva quale incenso…

Magiche parole e poi l’ amuleto era pronto per apportare ricchezza e prosperità alla casa.

OV OV DEL ME CAMIN 

PORTA RICCHEZZE E MESS ABUNDANT

CHE MANCA NIENT A LA ME Cà

PORTAM IL NECESSAR AL ME DISNà

Strega Fata Degli Incanti B.C. ©

 

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San Patrizio- La Storia

sanpatLa data precisa di nascita  di S. Patrizio non è conosciuta ma pare si inserisca nel periodo  tra il 385 e il 392 d.C.

A 16 anni fu rapito dagli uomini del re irlandese Niall of the Nine Hostages per essere venduto come schiavo a Muirchu, re del North Dàl Riada. Per sei anni, ebbe a lavorare come pastore in cattività a  Slemish Mountain, nella contea di Antrim.

In questo contesto così pesante per la sua giovane età, vi furono occasioni particolari e magiche che sarebbero state incisive per il suo futuro. La lingua gaelica e le pratiche dei druidi, gli entrarono nella mente, le apprendeva giorno dopo giorno, forgiando anima e carattere, ma non era la sua strada, il suo destino era un altro e un giorno ribellandosi al proprio padrone, Patrizio scappò.

Il percorso doveva essere stato poco agevole e lungo.. infinitamente lungo, circa 184 miglia a piedi, fino a imbarcarsi clandestinamente su di una nave diretta in Inghilterra. Così si avverò la leggenda che narra di una  sua  visione  riguardante un ‘ imbarcazione che lo attendeva. Durante i sei  anni successivi Patrizio si trasformò,forgiò la sua anima e divenne  in un ragazzo di forte fede, credente, che pregava giorno e notte.

Secondo i suoi stessi racconti, il futuro Vescovo,fece un altro importante sogno,e tra le immagini oniriche ebbe a sentire una  Voce che  lo richiamava alla missione di  cristianizzare l’Irlanda. Si recò quindi in Francia, e qui ancora una volta il mito si fonde alla realtà con una nuova leggenda secondo cui il Santo si sarebbe trovato nella necessità di attraversare la Loira e ovviamente non era provvisto dei mezzi necessari per farlo. Pensò quindi di utilizzare la sua mantella quale  zattera.Alla riva opposta, Patrizio appese il suo mantello per farlo asciugare. Scelse un arbusto di Biancospino che, nonostante fosse pieno inverno, iniziò a fiorire. Da quell’ evento , allo scandire della stagione fredda la pianta di Biancospino si riveste di fiori.

Dal monastero di Auxerre   cominciò il suo cammino sacerdotale,con viaggi e permanenze nei monasteri. Papa Celestino lo battezzò Patrizio dal  latino “pater civium”, ovvero “padre del suo popolo”, e nel 432 gli affidò la missione  abbandonata da un precedente vescovo, Palladius, di eliminare  dall’Irlanda il paganesimo e convertire la  nazione al cattolicesimo.

Aveva abbandonato l’ Irlanda da schiavo e ora tornava con un compito da Vescovo. L’ isola era allora abitata dai Celti Scoti, pagani  dediti alla  pesca e alla pastorizia.

Il Vescovo non tentò di far dimenticare le credenze e le tradizioni  ai Celti del luogo. Cercò, invece, di miscelare la nuova fede cristiana con la loro simbologia. Una antico racconto narra di un suo tentativo di unificare la festa di Beltane con una simbologia cristiana aggiungendo il sole, alla croce di Cristo.

trifoglioLe sue spiegazioni si adattarono ai mezzi e ai simboli presenti in natura. Un esempio viene dato dall’emblema nazionale irlandese, il trifoglio (shamrock)  con cui San Patrizio avrebbe spiegato il concetto cristiano della Trinità grazie alle tre foglie unite ad un unico stelo.

Si dice inoltre che salvò l’ isola scacciando in acqua dei serpenti che la infestavano.

 

Il famoso Pozzo di San Patrizio, era considerato porta del Purgatorio, ma in realtà era una  grotta dove il  Santo pregava , (poi murata per volere di Alessandro VI nel 1497), posta su un isolotto del Lough Derg. Sul luogo  venne costruita una chiesa, ancora oggi meta di pellegrinaggio  per molti fedeli.

La sua morte, venne segnata da alcuni storici, il 17 marzo 461…

E la storia continua nella sua visione  magica con la seconda parte…

(Alcuni spunti e dati sono tratti da Wikipedia e Irlandando punto . it)

Strega Fata Degli Incanti-B.C.

 

 

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Salem- 1° marzo

salem3Salem Village era una comunità rurale, sita nel Massachusetts, distaccata (quella che oggi si potrebbe definire una frazione) da Salem Town (più o meno l’ attuale Danvers). Gli abitanti erano emigranti di generazione precedente, provenienti dall’ Inghilterra. Di stampo puritano, con una vita più di privazioni che di gioie, dove il sorriso era quasi inesistente. Un’ esistenza senza colore, improntata a una visione della religiosità rigida. Da alcuni scritti dell’ epoca si può dedurre il pensiero corrente del tempo. Gli abitanti di questi territori che vennero definiti “Nuova Inghilterra” si sentivano paladini di una missione: salvare le Terre dal Demonio.
Il concetto fondamentale era che Dio era buono, giusto , perfetto mentre il Diavolo, l’ essere crudele come descritto dalla Bibbia e loro gli eletti a combattere il male.

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Tutto girava attorno a questa visione, secondo cui il peccato era istigato dal Demonio che tormentava le persone per allontanarle da Dio. Con questo concetto ritenevano giusta la colonizzazione delle Nuove Terre. Colonizzazione che aveva tolto agli indigeni del luogo i loro territori, abitudini, ponendoli nella condizione di compiere brigantaggio per sopravvivere e ribellarsi. Gli anni prima dei processi avevano visto molte difficoltà per le comunità della zona.. le locuste avevano razziato molto dei raccolti e la vicina Boston distrutta da un incendio di vaste proporzioni. Anni in cui le privazioni erano appesantite da sacrifici morali. Lo scopo era quello di porre fine, attraverso penitenze e digiuni, a questa serie di disgrazie volute dal diavolo.
Così ogni fatto, coincidenza, atto, erano una conseguenza di questa lotta tra il bene e il male.
Di questo clima così austero ne risentivano di più i giovani, i quali avevano una serie di desideri, sentimenti, aspettative ed energie tipiche dei giovani di tutti i luoghi e tempi. Il soffocare gli istinti naturali non è cosa certo salutare, e ogni piccola mancanza veniva notata, additata, condannata.
In questo ambiente così tetro si svolge uno dei fatti più crudeli che avrebbe segnato per sempre la storia.
Nel 1691, dopo che gli autorevoli capi della comunità ebbero ad andarsene per lotte interne in riguardo alla bramosia per cui miravano a dirigere la comunità, ebbe ad arrivare il Reverendo Samuel Parris, con moglie, figlie e schiavi. Era stato infatti per anni a occuparsi di piantagioni da zucchero che aveva avuto in eredità dal padre alle Barbados, e ora la schiava Tituba era con lui e la famiglia. La schiava aveva dimistichezza con le arti magiche, tipiche della sua terra, e sembra ne abbia parlato alle due figlie del pastore.
In effetti Tituba era l’ unico sfogo per queste due ragazzine, che non avevano modo ne di giocare ne di di scherzare.. e il cui unico passatempo era leggere Sacre Scritture e cucire.
Tituba racconta di paesi lontani e magie e compie per loro una divinazione.
La notizia si sparse e altre ragazze vollero ricorrere a metodi per conoscere il futuro.salem
Qualcosa di nuovo era entrata nella vita del Villaggio, ma anche di peccaminoso, punibile con le fiamme eterne dell’ inferno.. da qui le crisi isteriche, i malanni, i sospetti di possessioni e le condanne. prese da isteria collettiva le accusatrici e gli accusati aumentarono e iniziò così la caccia alle streghe. Già precedentemente c’ erano state condanne per stregoneria, ma questi episodi innescarono la scintilla alla grande caccia.

Strega Fata Degli Incanti – B.C. ©

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