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Cilostar e Antiche Usanze

Le Campane sul Sagrato- Anno 2017

Le Campane sul Sagrato- Anno 2017

Epifania… tutte le feste ti porti via…

Non è così in Somma Lombardo che vede prolungarsi il periodo di festività nell’ onorare la propria patrona Santa Agnese. La chiesa prepositurale è a lei dedicata e il culto in Somma è molto antico, si parla del XII secolo, quando una prima chiesetta era dedicata a Santa Fede prima  e a Santa Agnese poi. Così come è ora collocata la chiesa vide la sua costruzione alla metà del 1400 e la prima officiatura si tenne nel 1480.
Santa Agnese si ricollega alla vittoria dei Visconti nella battaglia di Desio.
Con la sconfitta dei Della Torre le vicende politiche del Milanese videro l’avvento della Signoria Viscontea. Era il 21 Gennaio 1277, così i Visconti assunsero la Santa come Patrona del casato.
Santa Agnese è spesso rappresentata con un agnello in braccio, agghindata di fiori e rami verdi. Una ragazza fine, giovane e fresca.
Da secoli la leggenda e i simboli si fondono alla tradizione e a Somma Lombardo Santa Agnese viene rappresentata dalla tradizionale “passera” anzi “passere” poiché sono due: una piccola in chiesa e una grande sul piazzale. Sono prodotte in bambagia con una tecnica che permette di appoggiarle su una struttura in ferro e carta e decorate con fiori rossi e rami verdeggianti. Il bruciarle rammenta il sacrificio della Santa.
Il Cilostar ha origini anch’esse antiche. Gli anni nello scorrere del XVII secolo erano duri.. battaglie e epidemie vedevano nella fede la speranza di sopravvivenza e la possibilità di ricostruire. Così il borgo diviso nelle contrade “Valgella” e “Olmo” (parte bassa e parte alta della città, videro le loro competizioni nell’affrontarsi in una pacifica gara consistente nell’offrire la cera per le liturgie di tutto l’ anno. In segreto si preparava il grosso cero (Cilostar) e alla festa della patrona veniva offerto . La contrada che aveva fatto il lavoro migliore era dichiarata vincitrice. Ai perdenti l’ impegno di creare le candele per le cerimonie sacre dell’ anno.
Sant’ Agnese non è ricordata solo a Somma… vi è un’ usanza tenera che è bello raccontare. A Roma, ogni anno, la chiesa offre due agnellini alla Santa offrendoli sull’ altare della Basilica Nomentana: dopo la benedizione si occuperanno di loro delle religiose o dei religiosi presso un convento. La loro lana servirà per confezionare il Pallium, un ornamento di lana che il Papa farà avere a tutti i Metropoliti e Patriarchi cattolici.

Il dolce di Santa Agnese è una sfoglia dalla tradizionale forma di agnello.

Crepuscolo allo Strona

Crepuscolo allo Strona

La Giobia

Le leggende della Giobia la vedono come una Strega cattiva, vecchia e portatrice di danni. In realtà nulla a che fare con streghe e similari. Essa è la personificazione di tutto ciò che è vecchio, doloroso. Quelle lacrime e pensieri che il vecchio anno ci ha lasciato. Il falò è la luce che giunge. Finalmente l’ inverno si sta per concludere. Le giornate mostrano il loro allungarsi. La natura si prepara alla bella stagione. La Candelora, che era conosciuta come Imbolch, prepara ad affrontare gli ultimi rigori del gelo. Le pecore davano latte, il che si traduceva in vita. Formaggio, siero che era alimento fondamentale per gli anziani, i primi agnelli nascevano e i loro codini mozzati erano carne…
I roghi erano il desiderio della luce. Il fuoco purifica e anima. I desideri lanciati tra le fiamme prendevano vita raggiungendo gli Dei e la Divinità.
Le leggende nascevano, la fantasia colorava le giornate e le speranze trovavano nuova luce. La splendida Diana sita nel castello Visconteo, nel suo essere mutata di luogo, nello scorrere del tempo perse il fascino di Dea. Il nome Giobia prese a indicarla come una vecchia, una creatura senza grazia. Ma il mito racconta che la sua luce e la sua bellezza il tempo non può scalfire. Era la Dea che scendeva presso i campi, benediva col suo passaggio i campi per renderli fecondi… il mito ci rivela come lo scrigno del tempo nasconda nuovi tesori. Il falò accende di nuova luce ogni cammino…

Strega Fata Degli Incanti – B.C. ©

Fonti : reminiscenze scolastiche, testimonianze degli anziani con comparazioni fatte dal testo di A. Rossi – Somma Lombardo , da borgo antico  a città moderna, Wikipedia,Enciclopedia Italiana Treccani, esperienze dirette in riguardo alle festività, conoscenza personale degli antichi culti pagani.

 

 

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Le Nebbie Del Monte Sordo

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Le Nebbie Del Monte Sordo…

Una leggenda racconta di un cavaliere che ogni giorno passava sulla via antica che da Sesto Calende portava a Somma. I luoghi del circondario erano sua giurisdizione nel riscuotere le tasse, nel governare le leggi, nel porre controllo ai territori secondo disposizione del Nobile Signore di queste terre.

Nell’ osservanza dei suoi compiti si trovò a visitare il maniero del Monte Sordo. Era un pomeriggio di freddo inverno. La neve aveva reso una distesa bianca il paesaggio. Il cavallo nero e imponente lasciava impronte ben distinte che segnavano il passaggio. Quelle e null’ altro spezzavano il biancore intenso del gelo. A un tratto, sulla distesa, piccole orme di passi gentili. Come se una fata avesse segnato il suo cammino. Il cavaliere sorrise… erano passi di fanciulla, ma al bosco e all’ imbrunire era cosa insolita… Decise di seguirli. I cavalieri si sa, sono uomini e la fantasia vola. Si domandava se mai fosse bella colei che aveva lasciato traccia di sé… se avesse lunghi capelli e occhi azzurri… se fosse dama o contadina.” Illuso” si diceva, sarà la solita anziana atta a veder se sotto la neve vi erano ghiande, o di ritorno dal paese dove si era recata a chieder elemosina. Intuizione o speranza continuava il suo andare… aveva sentito vociferare di una giovane tanto bella, dagli occhi color del lago e dai capelli d’ ebano, semplice ma incantevole… ma di fole giù in paese tante se ne raccontavano per passar il tempo e colorare le serate attorno ai camini.

Giunto al bivio che portava al maniero una figura aggraziata. Avvolta in uno scialle grigio e consunto, una fanciulla raccoglieva fascine e piccoli pezzi di legno… la neve pesante aveva fatto peso e i rami più fragili si erano spezzati. Un tuffo la cuore.. dunque esisteva. Uguale alla descrizione, bella come un sogno… solo gli occhi erano diversi. Avevano un intenso verde, come i campi di primavera, umidi di rugiada e brillanti sotto il sole. Fu un balzo e giunto a lei offrì il suo aiuto e mai mancò di andare a trovarla ogni giorno. Il Natale si avvicinava e l’ uomo le fece preparare un mantello di lana. Candido come la neve che segnò il loro incontro, caldo come la passione del suo amore. I due giovani erano innamorati e nulla valeva la differenza di ceto e di titolo. L’ amore puro tale rimane oltre ogni stato. Al ritorno al castello, in quella vigilia del natale dell’ anno 1000 una banda di briganti ebbero ad assalirlo. Il sacchetto appeso alla cinta era un goloso bottino e per quelle monete d’ oro e d’ argento, fu preso a sorpresa da 7 uomini,  ebbe l’ ardire di difendersi fino a essere colpito a morte. Da allora si narra, che, inconsolabile la fanciulla torna, ammantata di bianco a cercare il suo cavaliere. Per non vedere la sua anima soffrire gli Dei la trasformarono in fata dei campi. Ancora adesso una nebbia leggera racconta di un’ amore mai vissuto di mille e più anni fa a all’ imbrunire invernale, tra le tinte del crepuscolo porta il dono dell’ amore e della bellezza a chi  la incontra.

Strega Fata Degli Incanti – B.C.©

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Le Tenebre e la Luce

Finestre-Natale-44089Da quella grande finestra Gaia poteva ammirare l’ intera piazza. Ora pioveva e le gocce fini si accendevano di luci. Uno sfavillio che faceva apparire ovattati i contorni dei lampioni, delle insegne. Tutto taceva. Il tempo era sospeso in quei momenti, quando il buio e il freddo prendevano il sopravvento. Per lei che amava il sole, l’ estate, era triste star lì in un angolo ad attendere che una nota di colore accendesse quella sera fosca. Sara le andò vicino. La vecchia aveva segnato sul viso ogni attimo del suo tempo. Era saggia e guardava con benevolenza la piazza e  l’ orizzonte, o almeno  quel poco che si faceva spazio tra le case e i giardini, fatto di monti e boschi.

Gaia era stupita di come una donna così vitale, saggia e preparata nella grande scuola della vita amasse un tempo così cupo. Era più logico pensare che fosse il sole, la luce a prevalere. In fondo cos’ era quella tenebra che a tutti fa paura se non  assenza di luce, qualcosa di inesistente, di inafferrabile che era simbolo di male, di ignoranza, di dolore. Accese allora ogni lampada nel locale e la stanza fu luminosa, così luminosa da riportarle un pizzico di buon’ umore.

“Non ami la pioggia?” osservò Sara “eppure è meravigliosa, rende più intensa ogni aiuola. I fiori sembrano brillare e tutto pare adornato  di diamanti”.  “Solo perché la luce li sfiora, e meno male che esiste quel barlume di luce che sennò nulla sarebbe poiché il buio non esiste”.

Se sei certa di questo allora per una settimana starai alla luce, sempre, ogni istante. E io al buio e vedremo chi imparerà di più, chi è più intensa di vita… le tenebre o la luce”.

Il primo giorno gaia era entusiasta. Il sole era tornato e la lampade accendevano la notte. Quanto tempo a disposizione per fare tutto ciò che desiderava. Passeggiare di giorno, correre, ridere e fare il bagno al lago. Leggere al calar delle prime ombre.

La seconda notte era infastidita, era stanca e voleva appisolarsi, ma non riusciva, le luci le impedivano il riposo e di leggere era annoiata.

Il terzo giorno gli occhi bruciavano di tutto quel bagliore. Se continua così mi ammalerò pensava.

Il quarto giorno si accorse che il suo sonno non era più sereno. Dormiva per sfinimento. Non poteva godere della bellezza della luna piena che avrebbe visto il suo compiersi quella notte. Si perdeva la sua luce nella luce stessa. Voleva esprimere un desiderio alle stelle cadenti ma neppur quelle si potevano ammirare. Nulla della notte esisteva più…tutto era  perso nel bagliore dell’ Universo.

Gaia capì… le tenebre esistono, oscure come la profondità della terra accolgono i passi della luce. E da allora non ebbe più a temere il buio. Spense ogni lampada, aprì le persiane e la notte la avvolse, salutò la luna e si addormentò serena.

Strega Fata Degli Incanti B.C. ©

 

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Strenne Magiche

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Strenne Magiche

Il grande bosco aveva salutato l’arrivo dell’ Inverno. Le grandi mura che cingevano Roma erano state completate. I grandi alberi del bosco erano adesso coperti di neve. Faceva freddo e solo abeti e alloro regalavano i loro colori e profumi. La resina si faceva sentire rendendo l’aria intensa e balsamica. Quell’ aria resa pura dall’ ultima nevicata. Il bosco era pullulante di vita nonostante il gelo. Il popolo aveva raccolto quei rami di sempreverde, dono degli Dei, e li aveva ornati di spezie e frutta in segno di riconoscenza per colui che aveva fatto costruire i muri di difesa e confine.

Da allora ogni anno in ricordo di Strenia, la Dea a cui il bosco Sacro era dedicato, rami di pino, alloro e abete divennero tradizionale dono per chi si voleva bene. La Dea era simbolo di salute e fortuna ed era questo l’augurio che si voleva far giungere alle persone care.melo1

Un ramo fatato si può preparare ancora oggi per coloro che si ama.

Occorrono rami di sempreverde, spezie e decori.

Se si vuole creare un ramo di fortuna e protezione occorrerà preparare qualche giorno prima alcune fette di arancia e mandarini disseccate. Col tempo la polpa del frutto andrà a sparire e rimarrà solo la parte bianca che darà l’ effetto di una piccola ragnatela. Ebbene in quella piccola tela andranno a depositarsi tutti i pensieri negativi, le energie contrastanti e confuse. Piccole ghiande, di solito 3, magari dorate, saranno propizie al benessere.  Si aggiungeranno sfere sfavillanti rosse, blu e verdi. Vi sono in commercio palline in polistirolo da decorare o in vetro e plastica da aprire. Al loro interno si potranno racchiudere desideri e auguri assieme a glitter e simboli personalizzati. Un ultimo tocco verrà dato da un filo di essenza in sintonia col pensiero o augurio. Ancora più personale se si sceglierà il profumo in armonia al segno zodiacale del consultante.

Per la bellezza… alle fette di arancio si uniscono fettine di mela. Se si apre una mela in orizzontale si noterà che all’ interno il torsolo e i semi formeranno la figura di un pentacolo. Le sfere si orienteranno sui toni del verde e del rosa. Una piccola bottiglietta legata con un nastro rosso conterrà un profumo misterioso e affascinante. I fiori per questa composizione non sono tipicamente invernali ma racchiudono magici poteri… calendula e rosa.

Si può completare il dono con una confezione di te all’ Ibisco reperibile in qualsiasi erboristeria.

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Per l’ amicizia: fiori di lavanda, caprifoglio e violetta posti all’ interno delle sfere. Piccoli simboli in legno e una scatoletta dei ricordi. La scatoletta dei ricordi è un piccolo contenitore di legno dove tramite tecniche a nostra scelta vengono riportati simboli e disegni in armonia con noi… Segno zodiacale o planetario, date, frasi o semplicemente immagini magari in decoupage. All’interno si ripongono i piccoli ricordi d’ amore o d’amicizia che uniscono due persone e i pensieri che vogliamo rivolgere ad essi.

La fantasia farò da guida nella creazione delle strenne. Zenzero, cannella, pietre semipreziose o forate per l’ abbondanza e il benessere materiale.

Profumi magici per ogni segno:

Ariete= Lavanda. Anche se sembra un profumo mite ha in sé la gran forza di allontanare le negatività, inoltre smorza il carattere spesso troppo focoso degli Ariete riportando armonia e complicità.

Toro= Rosa, che eleva e stacca dalla materialità. Inoltre è ben gradito a Venere che in questo segno ha il suo domicilio.

Gemelli= Origano, per riequilibrare e dirigere le energie.

Cancro= Lillà. Per regolarizzare il sintonizzarsi con le vibrazioni degli influssi lunari.

Leone= Incenso il cui potere crea un legame con le alte sfere e favorisce la Conoscenza,

Vergine= Giacinto, per dare quel tocco di sensualità e vitalità ai seriosi e precisi nativi del segno.

Bilancia= Verbena dai poteri magici che si estendono dall’ amore alla protezione.

Scorpione= Erica. Il profumo delle fate che addolcisce il carattere.

Sagittario= Violetta che esalta i pregi del segno.

Capricorno= Caprifoglio che armonizza e addolcisce il carattere.

Acquario= Felce, che accompagna il fato nella sua evoluzione.

Pesci= Glicine… in perfetta armonia con il segno porta positività.

Profumo magico per il fascino:

Il primo lunedì dopo la Luna Nuova cogliere una foglia di fico , farla seccare e sbriciolarla. 

Aggiungervi olio di rosa,muschio e verbena ( 3 gocce di ognuno).

Porre un pizzico fine della polvere di foglia di fico assieme alle essenze di cui sopra e unire un pò d’ alccol dolce. 

Macchia gli abiti per cui è utile porne qualche goccia su un pò di cotone da mettere in un sacchettino rosso.

Conservare la polvere della foglia di fico accanto a un immagine della Dea Venere o vicino a una propria foto.

Questo profumo agisce sulle vibrazioni non sulla qualità olfattiva.

 Strega Fata Degli Incanti- B.C.

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17 novembre: Giornata del Gatto Nero

17 novembre: Giornata del Gatto Nero

satyIl 17 novembre è la Giornata del Gatto Nero. Festa fondata dall’ AIDA (Associazione Italiana Difesa Animali & Ambiente ) per  sensibilizzare  e condannare il problema delle uccisioni e dei maltrattamenti di gatti neri per motivi di superstizione. Origini della superstizione sul gatto nero
Secondo un retaggio del passato, a dir poco assurdo, il gatto nero porterebbe sfortuna.
Superstizioni medievali senza alcun fondamento, in quanto i gatti neri, per il loro manto oscuro si credevano legati a demoni e consimili.
La notte poi non favoriva  la visibilità e i cavalli di carri e carrozze si imbizzarrivano se ne trovavano uno tra gli zoccoli… era rischio di incidente insomma.
In realtà i miti sono molti e non tutti negativi. Ma quello che ci sta a cuore è estirpare antiche quanto malsane credenze… gli operatori dell’ occulto non uccidono gli animali nè nessuna altra creatura. Le streghe e i pagani nei sacrifici agli Dei offrono opere di rispetto e di energia nei confronti della natura,  fiori e incensi. 

Quest’anno le iniziative in riguardo alla ricorrenza sono state mantenute in toni sobri in segno di rispetto alle popolazioni colpite dal terremoto.

Una coccola affettuosa a tutti i miciotti di ogni colore !

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Frammenti di Una Festività Contadina

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Frammenti di Una Festività Contadina …

Aghi di pino venivano gettati nella brace. Si sollevavano piccole luminose scintille. L’ odore della resina si univa a quello un pò acre del carbone di legna. Marta era assorta alla finestra. Guardava la pioggia che aveva disegnato una grande ragnatela. Il fiottolo d’ acqua correva tra i sassi della rizava e disegnava così una sorta di grande ragnatela. L’aria era densa, tenebrosa e annunciava la notte dell’ ultimo giorno di ottobre.

Non temeva quella notte, sapeva che, come ogni anno, la famiglia si sarebbe radunata davanti al camino per raccontare leggende del passato. I nonni arricchivano i loro aneddoti di nuovi particolari e ogni volta sembravano diversi.

Anno dopo anno la famiglia cresceva. L’ ultimo nato era Paolo, figlio di sua cugina Anna. 

Durante le feste sacre si accendevano candele di cera d’ api, così profumate. Marta detestava l’ odore insistente del sego o del lume ad olio.

Un lumino era posto sul davanzale di una finestra e si cantava la litania:

Fiamma che ardi

come arde il nostro cuore

per amore 

per amore

porta il pensiero

porta il ricordo

al di là del mondo

così che il nostro abbraccio possa arrivare

a chi vogliamo ancora amare.

Le ombre si proiettavano sui muri. La concretezza diceva che erano i disegni delle fiamme del camino e della candela. La speranza raccontava fossero gli antichi avi. Quella notte di vigilia la nonna, la mamma e le zie avrebbero preparato i dolci speziati per la ricorrenza. Biscotti duri come ossa e dal sapore d’ inverno… alla bontà si univa una cura preventiva contro tosse e mal di gola, i mali di stagione. Zenzero, cannella e noce moscata, frutta secca e miele, cura perfetta contro ogni raffreddatura.

sam2I bambini erano in strada. In piccoli cortei vestiti in maschera, cappucci scuri e piccole mantelle, raccoglievano doni per la cena dei poveri. Ognuno dava ciò che poteva.. una mela, noci, pane e pan speziato. I più abbienti preparavano piccoli pacchettini… avvolti in carta zucchero se la famiglia che donava era ricca o in iuta o stoffa. Contenevano strisce di carne conservate sotto sale con spezie e aromi oppure insaccati. Qualcuno che poco aveva da offrire otteneva la farina dalle ghiande e preparava una sfoglia sottile, la farinata. 

Siamo piccoli folletti

se non vuoi ricever dispetti

regala con amore

e sempre avrai onore

Sii buono e saggio

del tuo di più fai omaggio

Un lume ardeva sopra una rapa intagliata e decorata di ghiande e foglie. Indicava l’ granoaccoglienza alle anime degli avi a cui un posto era riservato a tavola.

I bimbi camminavano sotto la pioggerella fredda e le piccole lanterne accendevano di riflessi dorati le pozzanghere, le goccioline fini che vi disegnavano cerchi concentrici. 

Il camino ardeva e foglie di alloro venivano bruciate per fare richieste all’ Universo. Ardevano tra le fiamme scoppiettando, dando responsi. Mi sposerò? Sarò felice? si osservava la foglia se bruciava profumando l’ aria e con leggeri crepitii esito positivo, altrimenti vi erano difficoltà. Allora si tracciavano segni sulla cenere e si formulava, in segreto, la richiesta.

Brucia e ardi

ardi e brucia

non far tardi 

non mancare

il mio desiderio si deve avverare.

zucca

Era la fiaba di Ognissanti, l’ antico Samhain, quando le tenebre accendevano i cuori, e la luce della Conoscenza si accendeva tra le tenebre. Non vi era paura, solo speranza e un umile ombra diventava un abbraccio e predisponeva alla preghiera.

Strega Fata degli Incanti- B.C.©

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Rapa o Zucca… La leggenda di Jack

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Il cielo dei boschi di Maddalena (Somma Lombardo)

Questa è la storia di Jack Lantern da Me rivista e rielaborata con piccoli particolari che la fantasia mi ha suggerito.

La leggenda è nata molto tempo fa… una favola raccontata con sfumature regalatemi dal fascino di una giornata piovosa e autunnale…

Halloween è legata per tradizione a zucche e mostri. Tutti noi conosciamo, e spesso siamo partecipi, dell’ usanza di svuotare le zucche, intagliarle e porvi una candela per illuminarne l’ interno. Alcuni concludono il lavoro aggiungendo a questa testa paurosa un manto o una tunica onde ricavarne un manichino.

La leggenda nasce in Irlanda e parla di un certo Jack, Giacomo, goffo, bevitore. Un fabbro avaro che si credeva  astuto.

Una sera, dopo il lavoro Jack si fermò al solito bar e lì fece un incontro particolare: niente meno che il Diavolo. Spesso la tenebrosa creatura si aggirava tra gli umani. Amava vedere come gli uomini lavoravano, in cosa si ingegnavano. La notte e il cielo stellato erano la sua passione. E se nella bella stagione non esitava a deliziarsi dei profumi della natura, l’ autunno e l’ inverno gli regalavano i brividi dei tenui colori del riposo. La luna era bianco latte e come una caciotta gli sorrideva. Per entrare nel mondo degli uomini il diavolo si incarnava e quindi era normale il suo desiderio di bere qualcosa al calduccio.

Già aveva notato Jack. Non gli erano mai piaciuti i fannulloni così decise di divertirsi un po’…

Ubriaco com’era , il fabbro era sul punto di farneticare e addormentarsi, ma era incontentabile e così “scroccò” al diavolo l’ ultima bevuta. Gli promise l’ anima e il diavolo pensò che mai potesse farsene di un anima comprata e poco adatta agli inferi. Ma tant’è che lo assecondò… si trasformò in moneta e Jack  lo chiuse in una borsello assieme a un crocefisso convinto che il diavolo ne fosse rimasto prigioniero. Il diavolo fece tutta la strada al calduccio nel borsellino e poi lo sciolse dal vincolo di prendersi l’ anima prima di 10 anni.

Passarono gli anni in un baleno. Il diavolo ritornò da Jack. In cambio dell’ anima Jack chiese una mela. Ma quando il diavolo fu in cima all’ albero Jack segnò una croce sul tronco. Il diavolo poteva volare ma stette al gioco. E promise a Jack che non lo avrebbe mai più ne cercato ne voluto.

Giunse l’ora solenne per jack. In paradiso non lo fecero entrare:” “hai patteggiato col diavolo e qui non c’ è posto per te”

Allora andò all’ inferno: “ ti ho detto che non ti avrei più voluto…. E ora stai fuori”.  E Jack cominciò a girare… girare… girare con un piccolo tizzone ardente ed eterno che Satana gli regalò quella notte stessa …  Jack lo posizionò in una rapa. Da allora una rapa appesa fuori dalla porta indica che non c’ è posto per lui nella casa in cui è esposta… La tradizione si diffuse e in seguito a una carestia la rapa fu sostituita dalla zucca, più reperibile e adatta al esser scavata per trarne lanterna.

zucca

Morale, secondo mia personale considerazione: La mela è la Conoscenza, nella Bibbia rappresenta il frutto del bene e del male. La capacità dell’ uomo di discernere e fare una scelta… Una scelta che se non viene compiuta, se è il rifiuto della condivisione, della comprensione, compassione e dono di una parte di sé rende sterile la vita. Jack cerca di piegare il diavolo e usa la croce… avrebbe potuto evitare tutto ciò ed accettare la sapienza, la pazienza e saper porre quei cambiamenti atti a migliorare animo e spirito. Invece “usa” i doni superiori spirituali per non cedere al lavorio atto a crescere spiritualmente.

Jack gira con la lanterna perché rifiutato da cielo e terra. Non ha saputo fare una scelta cercando di “piegare” i valori e la forza del divino ai suoi capricci… la croce l’ ha usata come un’ arma. La rappresentazione di una catena che fermava il suo guardarsi dentro e la sua parte oscura. L’oscurità non è sinonimo di male. E’ uno stato che permette di affinare  tutti i propri sensi, di meditare e superare vizi e limiti. Nel buio la luce trova via…  e Jack continua  a cercare con un tizzone ardente la sua via…

Fermava un diavolo… ma il diavolo non aveva alcun interesse a  prendergli l’ anima. Croce e diavolo diventano qui la rappresentazione dei vizi e dei valori vissuti senza alcun equilibrio.

La storia mi suggerisce di formulare un pensiero: Nella vita è importante essere fedeli a Sé Stessi. Saper prendere una strada e camminare creando il meglio e traendo il meglio da Noi Stessi. Quanti minestroni magici di chi non sa prender una decisione… Fede e fedeltà agli ideali, a ciò che si crede è alla base di ogni rispetto… per Sè Stessi e per ogni creatura…  Ognuno poi  farà considerazione propria di ogni racconto…

 

Strega Fata Degli Incanti – B.C.©

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Racconto di una Strega condannata al rogo

Racconto di una Strega condannata al rogo

margaritaFaceva freddo… rannicchiata ad un angolo della cella Cecilia guardava tra le sbarre della piccola finestra. Se abbassava gli occhi davanti a lei c’ erano le compagne. Stremate e infreddolite erano prese da una specie di sonno; Cecilia no! non poteva dormire; la aspettava il rogo: eresia e stregoneria l’ accusa!
Una lacrima le solcava il volto. L’ immagine di lei bambina che giocava a piedi nudi tra i campi di grano le balzò nella mente… la voce di sua madre; sua madre… certo non pensava che insegnandole il segreto di tisane e poche parole tramandate avrebbe segnato il destino sua figlia. Era una gran donna Margarita, vedova presto non si era più maritata, aveva 3 figli maschi e Cecilia,la figlia prediletta, che sarebbe stata bella e fiera come lei… bella… una bellezza che avrebbe rimarcato ancora di più le sue colpe. E  poi Cecilia era libera, non aveva nè marito ,nè figli… cosa anomala ai tempi: una donna libera di pensare, padrona delle sue decisioni… grave colpa così come era grave curare e adottare un gatto nero. Una sorta di nodo le partiva dallo stomaco per arrivargli fino in gola: a così caro prezzo pagava la sua libertà? avrebbe urlato… ma a chi? alle compagne stremate dalle torture? già aveva visto nei loro occhi il terrore: con la gola arsa e ormai chiusa, con un filo di voce intonò una melodia, la stessa che a ogni Luna Piena dedicava alla Dea..
Pensava… domani davanti alla chiesa mi bruciano, mi bruciano per distruggere il mio peccato; davanti alla chiesa, ironia della sorte. Davanti a un tempio che predica l’ amore mi martirizzano… Sciolse i capelli, li pettinò con cura cantando alla Dea. Con cura cercò di sistemarsi. Anche davanti alla morte con dignità, bella e fiera, una lacrima scende. Si inumidisce le dita e sistema quel ricciolo ribelle e danza… danza alla luna per l’ ultima volta..

Strega Fata degli Incanti B.C.©

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Bagliori di Lucciole al Castello- Leggenda

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La Dea Diana

Il fiume, i boschi e i prati si accendevano di bagliori. Piccole fiammelle danzanti, eteree come fate accendevano i sogni dei nostri nonni.

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L’ estate era giunta… dalla finestra Lina vedeva i campi accendersi di lucciole. Ancora bambina quante volte si incantava davanti a quei prati. Intensamente bui la notte, si accendevano alla luce delle tempeste, quando il vento soffiava forte e scuoteva i rami delle betulle, oppure quando il cielo era calmo e la luna sembrava un enorme caciotta che  pareva sorridere al suo sguardo verso il cielo…

Gli intensi occhi verdi si perdevano dietro ai piccoli coleotteri. La mamma, piuttosto severa, pretendeva che l’ ora del sonno fosse rispettata, ma Lina scivolava via dal letto e ammirava lo spettacolo di nascosto. Un segreto tra lei e la natura.

diananotteLa sorella più grande le aveva raccontato che erano le anime che tornavano a salutare. Piccole fate che ci regalavano sogni e ci venivano a trovare. Per entrare nel nostro mondo assumevano l’ aspetto di piccoli insetti, ma non perdevano del tutto la loro luce, e così accendevano la notte e correvano per le strade, lungo il fiume, tra i boschi , fino a giungere al parco del castello per danzare attorno alla statua della Dea Diana.

In un canto di lode alla natura creavano scie di luce, si posavano sulla statua e la incoronavano a ricordare la sua Maestà, la sua bellezza, e la Dea, felice , generosa come un tempo quando benediva i campi per renderli fertili, dispensava doni.

I ricordi la cullavano, quella notte , quando ormai adulta, si era fermata ancora una volta a vedere come un pezzetto di cielo era sceso sulla Terra e pensava alla statua illuminata e incantata al parco, un dono in fondo glielo aveva fatto quella notte magica… l’ amore, una promessa scambiata che sarebbe durata per sempre…dea benedice

Nota: la Dea Diana è divinità legata alla caccia e alla vegetazione, ma in tempi remoti questa Dea Lucina si dice volasse sui campi per benedirli e renderli fertili. La sua ricorrenza, adattata al calendario romano, ebbe a compiersi nel periodo invernale del Solstizio. Col tempo prese le sembianze di un personaggio tradizionalmente poco aggraziato, una strega buona ma brutta e vecchia, la befana appunto. Per questo la Dea Diana del Parco, la grande statua voluta da Cesare Visconti e opera di Falcone, venne soprannominata la “giubiana”

Strega Fata Degli Incanti – Briante Cesarina©

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Processioni delle Campagne – Introduzione

Digitalizzato_20160402 (2)Arrivava la primavera e il 25 aprile scandiva l’ inizio delle processioni per le benedizioni delle campagne. Le origini sono antiche. Quando nel XVII secolo la peste ebbe a colpire il  territorio del Milanese, le Chiese e molti luoghi,Sacri o meno, ebbero a essere di ricovero per gli appestati. Così lungo le grandi distese coltivate a grano, frutta e verdura vennero a essere costruite le “cappelle devozionali” con lo scopo di raccogliere le offerte dei contadini, per portare loro un luogo alternativo di preghiera e un riparo in caso di maltempo che poteva cogliere gli agricoltori durante i lavori nei campi.

fatamas7Se però si va ancora più indietro nel tempo si scopre che già gli Antichi Romani, in questo periodo, eseguivano Riti per propiziare i raccolti, proteggere i campi e i contadini dalle gravi intemperie, ottenere la benedizione degli Dei sui frutti del lavoro rurale.

Col tempo queste processioni ebbero a fondersi con le celebrazioni cristiane e si fissarono le date per le   Litanie maggiori, del giorno di San Marco al 25 di aprile, e Litanie minori recitate a  il lunedì, il martedì e il mercoledì antecedenti l’Ascensione.

Le processioni avvenivano anche via fiume o lago, in quei luoghi lambiti dalle acque. Un esempio ci viene dalle processioni della Schiranna che avevano per tappa l’ Isolino Virginia, oggi Museo e territorio tutelato dall’ Unesco. 

 Isolino Virginia

Isolino Virginia

Nel XVI secolo la presenza di una piccola chiesa dedicata a san Biagio gli diede l’ appellativo di “Isola di San Biagio”.

D’ altro canto le origini di processioni sull’ acqua sono riscontrabili anche in epoche remote e con civiltà che hanno segnato la storia con regni e periodi di grande splendore. L’ Antico Egitto ne è un esempio con le meravigliose navigate lungo il Nilo in onore di Iside.

Strega Fata Degli Incanti – B.C.

 

Fonti di comparazione:

A. Rossi – Somma Lombardo-da borgo antico a città moderna.

Sito: http://www.unescovarese.com/code/15257/Biandronno-VA-Museo-Civico-Preistorico-e-Parco-Archeologico-Isolino-Virginia

http://www.gpsvarese.it/download/siti_Unesco_siti_palafitticoli.pdf

http://www.cspa-va.it/parco-archeologico.html

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20 Aprile – Festa delle Fate

romana-astFesta delle Fate –

Ogni elemento naturale ha accanto a sè un elementale sia che il luogo sia selvaggio o domestico.. ci sono luoghi pieni di energie  adatti agli esseri fatati per presiedere i loro incanti..Le fate scelgono da sè i luoghi che più li aggradano e ideali ai loro intenti.. ma ci sono profumi e colori che le possono attirare. Il basilico per esempio è pianta legata all’ elemento fuoco.Gli spiriti dei draghi, così come i folletti sono attratti da questa pianta.Se unita all’ olibano ha un potere purificante nelle fumigazioni.Se si colgono foglie di basilico e seccate, se ne ricava una polvere che si può mettere agli angoli della casa a titolo protettivo. la sua utilità si estende a diverse funzioni  tra le quali il essere magnetizzare un oggetto atto ad accrescere la fiducia e la forza essendo pianta legata a Marte. In un cerchio di candele arancioni porre al centro un oggetto in metallo o un ciondolo con una pietra occhio di tigre che avremmo lasciato esposto al sole.Si immerge la pietra in una ciotola d’ acqua con un pizzico di sale e 5 foglioline di basilico. Si immagina una luce  arancione e potente con l’ energia solare e marziana brillare nell’ acqua. Poi si riprende l’ oggetto e lo si  usa nei momenti di debolezza. Siccome per alcuni potrebbe risultare troppo energico portando a reazioni forti nel carattere si può sostituire l’ oggetto con un ciondolino in oro oppure usare candele verdi che accrescono l’ autostima.Se ci si sente in armonia col ciondolo si può porre la pietra in un sacchettino verde insieme a foglie di basilico con lo scopo di propiziare la fortuna.Messo nel bagno aiuta a purificare l’ aura e dona buon umore e l’ olio essenziale può essere aggiunto al detersivo o dell’ acqua con cui nebulizzare in casa in modo da compiere una buona purificazione.. specie dopo visite sgradite.
Il Timo: spalmando sulle palpebre chiuse l’ olio di timo avrete possibilità di vedere le fate.. attenzione perchè è forte, usatene pochissimo ,quasi una dose simbolica, inoltre attira il Piccolo Popolo nella stanza e nei sogni. Fumigato in casa aiuta l’ allontanarsi delle larve psichiche.
Il Calochortus Albus o Lanterna delle Fate è un fiorellino che proviene dalla California e fa parte della famiglia delle Lilliacee.Va bene  per la  meditazione sulla nostra infanzia o sulla nostra parte infantile e le fate entreranno nei nostri pensieri con dolcezza.


Il caprifoglio ,invece sarà di sostegno per dimenticare ciò che nel passato ci ha ferito.
La Lavanda ci mette in contatto con il Grande Spirito della natura e ci sblocca dai ristagni emozionali. 2 gocce sul polso creano attorno a noi un alone protettivo e aiuta a spezzare i legamenti d’ amore. Attenzione solo se vogliamo passare una notte di fuoco: non è la pianta adatta per accendere la passionalità.
La primula , nel mondo delle fate  rende visibile l’invisibile e alcune leggende narrano che il cibarsi di primule permette di vedere il piccolo popolo. Se posta in sacchettino assieme  a un cristallo di rocca e portata come un ciondolo all’ altezza del chakra  del cuore  è un potente portafortuna e conserva la giovinezza specie se ci viene regalato.La primula pare porti  alla strada per scoprire tesori, inoltre allontana dalla nostra casa le visite sgradite.
L’ Erica ha uno Spirito fatato che attira gli esseri umani timidi e discreti,una decorazione di erica dona alla casa serenità e protezione. Pur essendo una pianta mite e discreta,inserita  in un mazzo di fiori per adornare l’ altare accresce le virtù degli altri fiori e erbe.
Il Biancospino è lo spirito incarnato delle fate.. vi ricordate le fiabe come la bella

addormentata nel bosco ?

le fate portarono i doni spirituali alla principessa ma vi era anche la presenza di una fata cattiva.. gli antichi per proteggere i bambini dagli incanti usavano  proprio il biancospino nascosto nella culla. Esso segna il luogo dove vivono le fate poichè dal biancospino attingono saggezza. Il biancospino non va mai danneggiato o abbatutto. Il Sambuco è sacro .. va trattato con cura e non va mai bruciato perchè sacro alla Dea Madre e le fate vi abitano.I Celti si diceva,credevano alla tradizione che nel sambuco dimorasse la fata Holda  assieme agli  elfi. I contadini si inchinavano davanti al sambuco 7 volte, tanti quanti erano i suoi doni curativi.
Se facciamo addolorare una fata, facendo seccare una primula o danneggiando involontariamente una pianta da loro amata  versiamo del miele ai piedi della pianta,suoniamo un campanellino d’ argento,offriamo un dono alla natura.

 

 

Canzone fatata…

 

Nate tra i misteri della natura, 

guardiane antiche di boschi e foreste

voi che tra sambuchi e biancospini dimorate

 

o fate

per qualche istante

lo sguardo volgete 

abili donzelle e agli uomini badate

Tra danze  e canti

aprite la porta

che maestosa divide 

il mondo reale dall’ irreale.

Si risveglia il potere

e della Madre Divina

del padre dei boschi

compite il volere…

Venite alla mia terra

nel mio giardino per renderlo incantato

dalle vostre capriole e dai vostri balli

allietato.

Erbe, piante fiori pullulanti di vita

liberatevi   Deva e  Spiriti Divini

che le abitate..

e danzate liete e ilari.

La gioia spargete

brillanti e lunari..

Sfere luminosie e colorate

dalla terra del piccolo popolo voi arrivate

fluttuanti fate

accogliete il mio dono

e state al patto

come si è detto

perchè io vi possa dare onore e rispetto.

 

(Strega Fata Degli Incanti – B.C. ©)

 

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Pesce d’Aprile

pesceLa ricorrenza del Pesce d’Aprile ha origini incerte poichè non si conosce esattamente nè quando nè perchè ebbe inizio questa usanza che  è diffusa in varie parti del mondo. Ci sono varie teorie che possono essere alla base di versioni diverse ma questa tradizione rimane da sempre avvolta in un alone di mistero.
Una delle tante leggende la fa risalire al 40 a.c. a opera di Cleopatra, la quale sfidò Marco Antonio a una gara di pesca. Antonio tentò di vincere facendo attaccare al suo servo un grosso pesce. Cleopatra non si fece ingannare e sostituì la preda con un simulacro in pelle di coccodrillo.
Bisogna però considerare, a essere più teorici e realisti, che anticamente alcune culture indicavano in questo periodo, legato all’equinozio di primavera, il capodanno. Si usava allora scherzare, ridere e festeggiare tanto che in Francia venne a crearsi l’ usanza del regalo al primo d’aprile consistente in un pacco vuoto. Sempre in Francia  questa simpatica usanza viene ad accompagnare l’uscita del sole dai Pesci per entrare in Ariete. In Italia gli scherzi del primo d’aprile  si diffusero  partendo da Genova, città di scambi commerciali importanti,grazie al famoso porto, negli anni tra il 1860 e il 1880. Dapprima furono i ceti superiori che si dedicarono a  questa tradizione poi essa contagiò anche i ceti medio-bassi. Incerta quindi l’origine ma divertente e diffusa… in Scozia si attacca il cartello sulla schiena dei conoscenti.

Strega Fata degli Incanti- B.C.

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