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Un San Valentino dei Tempi Indrèe

Un San Valentino dei Tempi Indrèe

Un San Valentino dei Tempi Indrèe

La neve era un immenso ricamo di ghiacci e sfavillii in quella notte del mese di febbraio del 1908. Le ragazze dell’alta borghesia avrebbero condiviso, il giorno dopo, immagini e cartoline incantevoli. Piccole frasi e disegni delicati per San Valentino. Gesti innocenti, piccoli pensieri, ma tanto importanti per chi si affaccia alla vita, in quel periodo in cui non si è più bambini ma neppure adulti. I sogni sono fatti del quotidiano, di attimi rubati, del vaneggiarsi in un vestito e scoprirsi donna, nel primo sguardo dell’ amore.

!911 - Una cartolina d' amore

!911 – Una cartolina d’ amore

La donna  era vista come un qualcosa di misterioso e bellissimo, un frutto proibito, una meraviglia da conquistare. Come potevano essere i suoi pensieri e i suoi desideri, i suoi sogni e il suo parlare era un segreto in un tempo dove la frequentazione tra giovani aveva molti veti. Erano allora gli sguardi, i sorrisi e il suono delle risate a disegnare i pensieri e tutto si dipingeva di mistero… di sogno.

 

Una cartolina d' amore di a inizi del XX secolo

Una cartolina d’ amore di a inizi del XX secolo

Carolina stava finendo l’ultimo suo ricamo. Un asciugamano in fiandra. La madre aveva disegnato con tratto particolare le sue iniziali. Che delizia, pensava… un arzigogolo così di classe. Come quello delle case dei signori. Un taglio netto al filo e il ricamo era concluso. L’esile fiammella della lanterna regalava una luce fioca. Carolina si alzò e volse lo sguardo, le sorelle dormivano. Visi dolci e sereni in quella piccola stanza composta da un solo armadio, due comodini e una cassapanca. Il camino ospitava solo cenere ormai e non valeva la pena di sprecar legna visto che il letto la avrebbe accolta da lì a pochi minuti. Il pensiero andò al suo Rinaldo. Non avrebbe ricevuto sofisticati regali, forse neppur cerimoniose cartoline per la festa  di San Valentino, ma mentre riponeva nella cassapanca l’ asciugamano pensava che presto, giovane sposa, quel ricamo avrebbe accompagnato  i momenti della nuova vita che l’attendeva.

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L’ asciugamano di Carolina….

La visita del medico, la nascita dei figli…  al chiudere le persiane l’aria gelida le soffiò in viso.  Il profumo della neve mista a pioggia dava un senso di leggerezza che contrastava col tiepido odore della legna e della resina presenti in stanza. La distesa di neve era diventata un’ immenso tappeto di brillanti, così’ luccicante quando la luna, in quel giovedì 13 febbraio era crescente e s’ apprestava al plenilunio, fece un piccolo sbirciare tra le nubi… era il dono del cielo per San Valentino.

 

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I miei nonni si sposarono 9 giorni dopo… il 22 febbraio 1908.  Una storia d’ amore come tante eppure speciale come ogni esistenza perduta nella memoria del tempo, ma viva e palpitante per chi ne porta il ricordo…

Strega Fata degli Incanti – B.C.

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Cilostar e Antiche Usanze

Le Campane sul Sagrato- Anno 2017

Le Campane sul Sagrato- Anno 2017

Epifania… tutte le feste ti porti via…

Non è così in Somma Lombardo che vede prolungarsi il periodo di festività nell’ onorare la propria patrona Santa Agnese. La chiesa prepositurale è a lei dedicata e il culto in Somma è molto antico, si parla del XII secolo, quando una prima chiesetta era dedicata a Santa Fede prima  e a Santa Agnese poi. Così come è ora collocata la chiesa vide la sua costruzione alla metà del 1400 e la prima officiatura si tenne nel 1480.
Santa Agnese si ricollega alla vittoria dei Visconti nella battaglia di Desio.
Con la sconfitta dei Della Torre le vicende politiche del Milanese videro l’avvento della Signoria Viscontea. Era il 21 Gennaio 1277, così i Visconti assunsero la Santa come Patrona del casato.
Santa Agnese è spesso rappresentata con un agnello in braccio, agghindata di fiori e rami verdi. Una ragazza fine, giovane e fresca.
Da secoli la leggenda e i simboli si fondono alla tradizione e a Somma Lombardo Santa Agnese viene rappresentata dalla tradizionale “passera” anzi “passere” poiché sono due: una piccola in chiesa e una grande sul piazzale. Sono prodotte in bambagia con una tecnica che permette di appoggiarle su una struttura in ferro e carta e decorate con fiori rossi e rami verdeggianti. Il bruciarle rammenta il sacrificio della Santa.
Il Cilostar ha origini anch’esse antiche. Gli anni nello scorrere del XVII secolo erano duri.. battaglie e epidemie vedevano nella fede la speranza di sopravvivenza e la possibilità di ricostruire. Così il borgo diviso nelle contrade “Valgella” e “Olmo” (parte bassa e parte alta della città, videro le loro competizioni nell’affrontarsi in una pacifica gara consistente nell’offrire la cera per le liturgie di tutto l’ anno. In segreto si preparava il grosso cero (Cilostar) e alla festa della patrona veniva offerto . La contrada che aveva fatto il lavoro migliore era dichiarata vincitrice. Ai perdenti l’ impegno di creare le candele per le cerimonie sacre dell’ anno.
Sant’ Agnese non è ricordata solo a Somma… vi è un’ usanza tenera che è bello raccontare. A Roma, ogni anno, la chiesa offre due agnellini alla Santa offrendoli sull’ altare della Basilica Nomentana: dopo la benedizione si occuperanno di loro delle religiose o dei religiosi presso un convento. La loro lana servirà per confezionare il Pallium, un ornamento di lana che il Papa farà avere a tutti i Metropoliti e Patriarchi cattolici.

Il dolce di Santa Agnese è una sfoglia dalla tradizionale forma di agnello.

Crepuscolo allo Strona

Crepuscolo allo Strona

La Giobia

Le leggende della Giobia la vedono come una Strega cattiva, vecchia e portatrice di danni. In realtà nulla a che fare con streghe e similari. Essa è la personificazione di tutto ciò che è vecchio, doloroso. Quelle lacrime e pensieri che il vecchio anno ci ha lasciato. Il falò è la luce che giunge. Finalmente l’ inverno si sta per concludere. Le giornate mostrano il loro allungarsi. La natura si prepara alla bella stagione. La Candelora, che era conosciuta come Imbolch, prepara ad affrontare gli ultimi rigori del gelo. Le pecore davano latte, il che si traduceva in vita. Formaggio, siero che era alimento fondamentale per gli anziani, i primi agnelli nascevano e i loro codini mozzati erano carne…
I roghi erano il desiderio della luce. Il fuoco purifica e anima. I desideri lanciati tra le fiamme prendevano vita raggiungendo gli Dei e la Divinità.
Le leggende nascevano, la fantasia colorava le giornate e le speranze trovavano nuova luce. La splendida Diana sita nel castello Visconteo, nel suo essere mutata di luogo, nello scorrere del tempo perse il fascino di Dea. Il nome Giobia prese a indicarla come una vecchia, una creatura senza grazia. Ma il mito racconta che la sua luce e la sua bellezza il tempo non può scalfire. Era la Dea che scendeva presso i campi, benediva col suo passaggio i campi per renderli fecondi… il mito ci rivela come lo scrigno del tempo nasconda nuovi tesori. Il falò accende di nuova luce ogni cammino…

Strega Fata Degli Incanti – B.C. ©

Fonti : reminiscenze scolastiche, testimonianze degli anziani con comparazioni fatte dal testo di A. Rossi – Somma Lombardo , da borgo antico  a città moderna, Wikipedia,Enciclopedia Italiana Treccani, esperienze dirette in riguardo alle festività, conoscenza personale degli antichi culti pagani.

 

 

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Pozzo Valgella

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Immense distese di terra e di alberi da frutto, accese dal fuoco del sole durante la bella stagione. Raggi che inondavano i campi e tutto era un’ insieme di colori e vita.                                                       L’inverno trasformava  lo scenario in una tela bianca e immacolata.  Solo l’ unica strada che attraversava  l’ antico centro abitato era segnata dalle poche impronte lasciate dalle donne dirette ai forni del pane. Grandi impasti con impresse sigle che contraddistinguevano le famiglie.

Silenziose e con passi leggeri camminavano con prudenza tra quella neve gelida e asciutta…

                                                      

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Così appariva secoli fa Valgella. Un nucleo abitativo che prese il nome dall’ antica famiglia facoltosa che vi aveva posto dimora.  Il tempo scorreva e la popolazione aumentava. Quel cuore pulsante della parte bassa del borgo cresceva di vita e attività. Case e stalli necessitavano di un pozzo, così uomini e donne lavorarono incessantemente. Carri trainati da buoi e cavalli trascinavano i massi e la terra che veniva prelevata con secchi. Un pozzo profondo circa 80 metri. E fu l’ acqua. La più pura e fresca che si potesse sperare… una benedizione per gli orti, per gli animali e la brava gente.

Era il 1231…    

quel pozzo ne avrebbe vista e vissuta di storia. Sempre immobile, al centro di contese, fu spettatore di guerre, epidemie e amori. Attorno ad esso si riuniva il borgo. Giocolieri e commercianti, segnatrici e artisti ne fecero il loro centro.

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Nacque così la corporazione di Arti e mestieri. Opere di falegnameria, pietre incise, lavori umili e piccole magie prendevano vita attorno al pozzo assieme ai soprannomi che avrebbero contraddistinto le famiglie. Lì ci si ritrovava mentre la storia tesseva il quotidiano.

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Il tempo muta le cose…  muta le usanze e avanza il progresso. Il pozzo si modifica e viene sostituito con una fontanella. La piazza rimane bella, sembra apparire immensa ma come è addormentata, lasciata sospesa in un sogno, vestita di mattonelle riprende un’ aria nobile intanto che il suo sonno continua. Ma i sogni spesso si avverano. Il tempo non cancella sempre tutto. Qualcuno con amore conserva l’ antico pozzo. Come un tesoro lo protegge. Ed è sempre la passione per la città che lo fa ritornare là dove gli antichi gli diedero vita. E con lui si destano antichi radici, un po’ della storia che sembrava perduta si ritrova in una chimera fantastica che ora diventa realtà…

Rielaborazione secondo fantasia dell’ autrice basata su dati storici.

Strega Fata Degli Incanti- Briante Cesarina©

 

Un ringraziamento a chi ha trasformato il sogno in realtà…

I Love Somma, i commercianti, l’amministrazione Comunale, i nostri vigili, l’impresa che ha fornito la messa in opera, e il concittadino che ha premurosamente salvato il pozzo restituendolo perché riavesse l’ antico splendore.

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Le Nebbie Del Monte Sordo

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Le Nebbie Del Monte Sordo…

Una leggenda racconta di un cavaliere che ogni giorno passava sulla via antica che da Sesto Calende portava a Somma. I luoghi del circondario erano sua giurisdizione nel riscuotere le tasse, nel governare le leggi, nel porre controllo ai territori secondo disposizione del Nobile Signore di queste terre.

Nell’ osservanza dei suoi compiti si trovò a visitare il maniero del Monte Sordo. Era un pomeriggio di freddo inverno. La neve aveva reso una distesa bianca il paesaggio. Il cavallo nero e imponente lasciava impronte ben distinte che segnavano il passaggio. Quelle e null’ altro spezzavano il biancore intenso del gelo. A un tratto, sulla distesa, piccole orme di passi gentili. Come se una fata avesse segnato il suo cammino. Il cavaliere sorrise… erano passi di fanciulla, ma al bosco e all’ imbrunire era cosa insolita… Decise di seguirli. I cavalieri si sa, sono uomini e la fantasia vola. Si domandava se mai fosse bella colei che aveva lasciato traccia di sé… se avesse lunghi capelli e occhi azzurri… se fosse dama o contadina.” Illuso” si diceva, sarà la solita anziana atta a veder se sotto la neve vi erano ghiande, o di ritorno dal paese dove si era recata a chieder elemosina. Intuizione o speranza continuava il suo andare… aveva sentito vociferare di una giovane tanto bella, dagli occhi color del lago e dai capelli d’ ebano, semplice ma incantevole… ma di fole giù in paese tante se ne raccontavano per passar il tempo e colorare le serate attorno ai camini.

Giunto al bivio che portava al maniero una figura aggraziata. Avvolta in uno scialle grigio e consunto, una fanciulla raccoglieva fascine e piccoli pezzi di legno… la neve pesante aveva fatto peso e i rami più fragili si erano spezzati. Un tuffo la cuore.. dunque esisteva. Uguale alla descrizione, bella come un sogno… solo gli occhi erano diversi. Avevano un intenso verde, come i campi di primavera, umidi di rugiada e brillanti sotto il sole. Fu un balzo e giunto a lei offrì il suo aiuto e mai mancò di andare a trovarla ogni giorno. Il Natale si avvicinava e l’ uomo le fece preparare un mantello di lana. Candido come la neve che segnò il loro incontro, caldo come la passione del suo amore. I due giovani erano innamorati e nulla valeva la differenza di ceto e di titolo. L’ amore puro tale rimane oltre ogni stato. Al ritorno al castello, in quella vigilia del natale dell’ anno 1000 una banda di briganti ebbero ad assalirlo. Il sacchetto appeso alla cinta era un goloso bottino e per quelle monete d’ oro e d’ argento, fu preso a sorpresa da 7 uomini,  ebbe l’ ardire di difendersi fino a essere colpito a morte. Da allora si narra, che, inconsolabile la fanciulla torna, ammantata di bianco a cercare il suo cavaliere. Per non vedere la sua anima soffrire gli Dei la trasformarono in fata dei campi. Ancora adesso una nebbia leggera racconta di un’ amore mai vissuto di mille e più anni fa a all’ imbrunire invernale, tra le tinte del crepuscolo porta il dono dell’ amore e della bellezza a chi  la incontra.

Strega Fata Degli Incanti – B.C.©

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Frammenti di Una Festività Contadina

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Frammenti di Una Festività Contadina …

Aghi di pino venivano gettati nella brace. Si sollevavano piccole luminose scintille. L’ odore della resina si univa a quello un pò acre del carbone di legna. Marta era assorta alla finestra. Guardava la pioggia che aveva disegnato una grande ragnatela. Il fiottolo d’ acqua correva tra i sassi della rizava e disegnava così una sorta di grande ragnatela. L’aria era densa, tenebrosa e annunciava la notte dell’ ultimo giorno di ottobre.

Non temeva quella notte, sapeva che, come ogni anno, la famiglia si sarebbe radunata davanti al camino per raccontare leggende del passato. I nonni arricchivano i loro aneddoti di nuovi particolari e ogni volta sembravano diversi.

Anno dopo anno la famiglia cresceva. L’ ultimo nato era Paolo, figlio di sua cugina Anna. 

Durante le feste sacre si accendevano candele di cera d’ api, così profumate. Marta detestava l’ odore insistente del sego o del lume ad olio.

Un lumino era posto sul davanzale di una finestra e si cantava la litania:

Fiamma che ardi

come arde il nostro cuore

per amore 

per amore

porta il pensiero

porta il ricordo

al di là del mondo

così che il nostro abbraccio possa arrivare

a chi vogliamo ancora amare.

Le ombre si proiettavano sui muri. La concretezza diceva che erano i disegni delle fiamme del camino e della candela. La speranza raccontava fossero gli antichi avi. Quella notte di vigilia la nonna, la mamma e le zie avrebbero preparato i dolci speziati per la ricorrenza. Biscotti duri come ossa e dal sapore d’ inverno… alla bontà si univa una cura preventiva contro tosse e mal di gola, i mali di stagione. Zenzero, cannella e noce moscata, frutta secca e miele, cura perfetta contro ogni raffreddatura.

sam2I bambini erano in strada. In piccoli cortei vestiti in maschera, cappucci scuri e piccole mantelle, raccoglievano doni per la cena dei poveri. Ognuno dava ciò che poteva.. una mela, noci, pane e pan speziato. I più abbienti preparavano piccoli pacchettini… avvolti in carta zucchero se la famiglia che donava era ricca o in iuta o stoffa. Contenevano strisce di carne conservate sotto sale con spezie e aromi oppure insaccati. Qualcuno che poco aveva da offrire otteneva la farina dalle ghiande e preparava una sfoglia sottile, la farinata. 

Siamo piccoli folletti

se non vuoi ricever dispetti

regala con amore

e sempre avrai onore

Sii buono e saggio

del tuo di più fai omaggio

Un lume ardeva sopra una rapa intagliata e decorata di ghiande e foglie. Indicava l’ granoaccoglienza alle anime degli avi a cui un posto era riservato a tavola.

I bimbi camminavano sotto la pioggerella fredda e le piccole lanterne accendevano di riflessi dorati le pozzanghere, le goccioline fini che vi disegnavano cerchi concentrici. 

Il camino ardeva e foglie di alloro venivano bruciate per fare richieste all’ Universo. Ardevano tra le fiamme scoppiettando, dando responsi. Mi sposerò? Sarò felice? si osservava la foglia se bruciava profumando l’ aria e con leggeri crepitii esito positivo, altrimenti vi erano difficoltà. Allora si tracciavano segni sulla cenere e si formulava, in segreto, la richiesta.

Brucia e ardi

ardi e brucia

non far tardi 

non mancare

il mio desiderio si deve avverare.

zucca

Era la fiaba di Ognissanti, l’ antico Samhain, quando le tenebre accendevano i cuori, e la luce della Conoscenza si accendeva tra le tenebre. Non vi era paura, solo speranza e un umile ombra diventava un abbraccio e predisponeva alla preghiera.

Strega Fata degli Incanti- B.C.©

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Golasecca, gli Argonauti e il culto a Iside

Golasecca è un piccolo gioiello accarezzato dal fiume azzurro. Vide il fiorire della “Civiltà di Golasecca” quale punto importante di transito per scambi di merce.

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La sua posizione era tappa focale nel commercio di materiali provenienti dalla Grecia, dalla Sicilia e altri paesi che permettevano un arricchimento in valore di qualità della vita. Un esempio è l’importazione di sale da Hallstaff.sale

Hallstaff è presso Salisburgo ed è ritenuta oggi un sito archeologico di notevole importanza. Sul suo territorio sono state ritrovate moltissime tombe dell’età del ferro. La presenza di miniere e la possibilità di estrazione di sale ha dato vita alla “Cultura di Halstatt”. Il sale era ritenuto prezioso per la possibilità che offriva nella conservazione del cibo. Con altri paesi erano corallo, olio e altri generi di notevole utilità a essere soggetti di scambi commerciali. Quando avvengono operazioni commerciali continuative e di rilievo non è solo l’ economia ad essere interessata, ma anche la cultura, la società e la religione vengono a essere coinvolte. I culti a divinità quali Iside, Mercurio, Silvano che interessano varie culture in luoghi distanti tra loro ne sono un esempio. Iside era onorata a Gallarate, Silvano a Mezzana, Mercurio era il dio tutelare a Somma Lombardo, Giunone ad Arsago. Il pantheon è notevole. Una incisione su pietra posta a Golasecca indica riferimenti al mitico viaggio degli argonauti. I 50 eroi capitanati da Giasone partiti alla conquista del vello d’ Oro. La leggenda racconta di un ariete dal manto d’oro che Ermes regalò a Nefele. Si dice avesse il magico potere del volo. Il trono del padre di Giasone fu usurpato dal fratello a cui un oracolo predisse la morte proprio per mano di Giasone. Così questi convisse Giasone a partire per ottenere il magico manto. Dopo molte peripezie Giasone riesce, anche grazie all’ aiuto di Medea, nel suo compito.

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La lapide attesta come questo mitico viaggio vide Golasecca come tappa di passaggio dei mitici eroi, ma ancor di più come punto focale dell’ espandersi di una civiltà che segnò la storia. I templi e il culto di molti Dei sono stati anche  distinti da questi importanti traffici. I templi Isiaci in Italia sono presenti proprio per questi spostamenti avvenuti nei vari punti di tappa e smistamento merci. Un’ altro esempio di quanto il mito e la storia si intreccino e di quanto sia utile conoscere il passato per comprendere il presente. Un arricchimento dell’ anima, nell’espansione del sapere di popoli e culture diversi.

Spunti tratti dal libro “Antichi Borghi ” di prossima edizione.

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Lo Scrigno Degli Arcani Poteri

scrignoLo Scrigno Degli Arcani Poteri

Era l’ ultima notte di Gennaio, la pioggia scendeva lenta e disegnava grossi cerchi concentrici nelle pozzanghere che sembravano nero inchiostro. L’ acqua si infiltrava tra i sassi della “Rizava” (selciato di pietre) disegnando un enorme ragnatela che le luci della piazza illuminavano…

Si accendono le gocce di pioggia
come stelle prendono luce
tracciavano strani disegni
tra le vie buie
nelle stradine che sembran riposare
dove si affacciano gli antichi portoni..

Gli Stalli erano paesi nel paese…
Dall’ esterno si vedeva il portone, magari incastrato tra due muri un pò storti, poi oltrepassato questo una piccola piazza e tanti passaggi, piccole strade, scale e balconi… le finestre si accendevano della luce delle candele e dei focolari che erano l’ unica illuminazione dei vecchi cortili, dove si udiva solo il rumore del vento e della pioggia e si respirava l’ odore dell’ umido.
E in uno di questi locali prendeva vita un antico grimonio, fatto di poesie, racconti, e sogni, che è andato perso col tempo ma che è rimasto impresso nella mia memoria con l’emozione della sua lettura anni dopo, quando per amore del fato mi è giunto, solo per poco e per caso tra le mani.
L’ anziana che lo aveva scritto vi aveva dettato la sua Saggezza, i suoi desideri di un erà passata, assieme a vecchie foto stinte e ai sogni da ragazza.
Tra questi la magia della cenere. La candela bruciava sul carbone ardente, si consumava veloce, sarebbe poi stata sminuzzata e ridotta in cenere e ancora sale grosso fino a farne polvere d’ argento.
Sciolta nell’ acqua di quella pioggia benedetta, sarebbe servita da inchiostro per scrivere, grossolanamente, con una penna, un’ invocazione di protezione.

Che sia bandito ogni male
protette siano le pareti
dove poso i piedi e dove guardo al cielo
sia Luce…

Tratto dal Libro “Lo scrigno degli Arcani Poteri- Memorie di una Strega della Terra Insubre”- Briante Cesarina 2016-  ©

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Barchetta di San Pietro e Paolo

 

pieepaoIl 29 giugno si festeggiano i Santi Pietro e Paolo, anche se per il mondo contadino aveva più importanza la celebrazione del solo San Pietro. Anche in questo caso ci sono radici pagane in riguardo a  questa festa. Nell’antica antica Roma il 29 giugno si commemorava Quirino, Divinità sabina delle curie e degli uomini liberi, festeggiata assieme a Romolo, con cerimonie sul Quirinale. Queste due figure, Quirino e Romolo, furono sostituite, dai Cristiani,  dai Santi Pietro e Paolo, definiti fondatori della Roma cristiana che persero la vita sul Colle vaticano sotto la persecuzione voluta da Nerone.  

Furono poi i monaci benedettini a diffondere, in epoca medievale, il culto di S. Pietro.
Antiche leggende dicono che la è madre di S. Pietro o la suocera, a uscire dall’aldilà e provocare temporali in questo giorno.
Per questa ragione i pescatori si astenevano, nell’antichità, dalla loro attività.
In alcune zone, la madre o suocera di Pietro sarebbe provvidenziale per la siccità.
Nella zona di Iseo, invece , niente bagno nel lago , le acque diventano, quel giorno, pericolose.

La Barca Di San Pietro 

La sera della vigilia si riempie d’ acqua un fiasco spagliato, o una caraffa o una bottiglia  e vi si  versa la ciàra dè l’ öf  ( albume d’ uovo ). Si pone in un luogo isolato e buio, meglio se nell’ orto o in giardino , o in un prato , se piove in casa. Durante la notte, col fresco l’ albume si rapprende e  assume le forme di una barca, con vele e alberi maestri.
Della  «barca» si leggono poi i significati:per alcuni è l’ imbarcazione dell’ apostolo Pietro, pescatore e traghettatore di anime, per altri era usata da per diffondere nel mondo la fede di Cristo;  per altri  è  la barca con cui era sceso all’ inferno per liberare la madre e  portarla in cielo  ma era sopratutto un auspicio per l’ agricoltura; i presagi dipendevano dalla forma delle vele, se alte e voluminose, bel tempo, se basse brutto tempo in arrivo. Tanto è vero che in Veneto si diceva: « Se piove a San Paolo e Piero piove par on ano intìero ». Nel Bergamasco era consuetudine leggere l’ albume quale responso matrimoniale: se la barca aveva vela la sposa avrebbe avuto un figlio e la zitella  si sarebbe maritata. 

Come interpretare le figure ” lette ” nell’ uovo di San Giovanni e di San Pietro e Paolo.

Piccolo rituale che chi non ha potuto effettuare, causa maltempo, la notte del 23 giugno , potrà ritentare la notte di San Pietro e Paolo, con la barchetta di San Pietro.
Perchè l’ auspicio sia valido occorre lasciare la bottiglia con l’ albume alla rugiada.
Le figure che si formano sono diverse, solitamente il buon auspicio è dato da una nave a vele spiegate.

Fiori : sono favorevoli per l’ amore e l’ amicizia.
Anelli uniti: unione, relazione , matrimonio, legamento.
Montagna: meta da raggiungere ma anche ostacolo da superare.
Animali: dipende dall’ animaletto e dalla nostra situazione…
Serpente: malelingue e nemici.
Topi: nemici.
Gallina: può essere timidezza, ma anche ritorno alle origini, desiderio di casa, della famiglia. 
Pulcino : timidezza, inedeguatezza, paura di non farcela, sentirsi fragili, davanti a situazioni importanti , ma è solo una sensazione…
Pesce: ricchezza, situazioni da cogliere, desiderio di avere una famiglia, profondità interiore, maturazione spirituale.
Numeri. se non indicano una data, guardare il significato del numero stesso.
Naturalmente ognuno interpreterà le figure raffrontandole alla propria storia personale. Uno studente vedrà in un 8 un buon auspicio ( se studia)… una novella fidanzata un segno di unione che continua ecc…

Leggenda : La Mamma (O Suocera) Di San Pietro

La madre di S. Pietro, secondo alcuni la suocera, aveva un cattivo carattere con una buona dose di avarizia.
Pietro soffriva di questo e, siccome la madre era all’ inferno , e lui teneva le chiavi del paradiso,  chiese a Dio la grazia di averla con lui in paradiso.

Allora Dio si ricordò che, in vita, la donna , aveva compiuto la buona azione di regalare delle bucce di patate a un povero (anche se altre versioni dicono una cipolla).
Fatto sta che con le  bucce degli ortaggi, gli angeli fecero una corda che Pietro buttò giù dal cielo per far arrampicare la madre in paradiso.
Ma gli altri dannati volevano seguirla. Lei si ribellò e li mandò via  in malo modo provocando lo spezzarsi della corda stessa. Da allora ogni 29 giugno, si dice che le grida della donna provochino i tuoni e i temporali.

Una pratica divinatoria delle nostre nonne:

Un modo di ricevere risposte viene dato dalla chiave di  S. Pietro e Paolo. I santi, festeggiati il 29 giugno,si collegano a una specie di “iniziazione” che percorre le tappe dal 24 giugno fino al 29 giugno.
Una sorta di pratica di radiestesia effettuata con la fede e un bicchiere d’ acqua che apre le porte anche all’ uso di una chiave proprio a scopo divinatorio:

Mani rugose,
mani stanche ,
fanno girare il rosso cordino,
una antica chiave ,
solo la serratura di un antico cassettone
può violare,
Esso contiene antichi segreti ,
parole ripetute che corrono da madre a figlia ,
come un fiume,
ripercorre le valli,
le pianure,
i campi.
Giunge la frase che molto può svelare,
la chiave si mette così a girare.
La formula e la domanda,
in dialetto oramai in disuso si viene a mormorare,
gira la chiave gira e il segreto va a svelare.

(Strega Fata Degli Incanti).

Con questo metodo, che si avvale dell’ uso di una chiave e di formule, si ottengono risposte.

 

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Antiche Fattorie e Bachi da Seta

Il Castello visto dalle fattorie

Il Castello visto dalle fattorie

Fino agli anni 20 l’ allevamento del baco da seta era una fonte di reddito per le famiglie contadine. All’ inizio della primavera, chi sia accingeva all’ allevamento comprava le uova da cui sarebbero nate le larve. Un piccolo tesoro quel cartoccio di carta grezza che pesava poco più di un’ oncia. Le case subivano una trasformazione in quei due mesi scarsi in cui i bachi venivano allevati. Chi aveva diversi locali, e lo stallo lo permetteva, li alloggiava in luoghi adoperati allo scopo.

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Come era una Tempo…

Altri sacrificavano spazi nella cucina, nelle camere, creando piccole “incubatrici “con teli e sacchi per mantenere la temperatura costante. Tutta la famiglia era al lavoro per curare e nutrire i piccoli ospiti… grandi foglie di gelso venivano raccolte e tritate per alimentarli.

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Su grandi tavole venivano poste le foglie del gelso. Spesso coltivati tra i filari o nei campi aperti, avevano anch’ essi necessità di particolari accorgimenti. Foglie colte a mano, sempre in quantità maggiore poichè le necessità dei bachi aumentavano con la loro crescita.

gelsoI rami non andavano piegati per non danneggiare la pianta.

Si erigevano poi graticci e “boschi” di betulla, ginestra, colza… i bachi si celavano tra i rametti posti come piccoli arbusti  di un bosco in miniatura e cominciavano a produrre il bozzolo.

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Antichi Fienili

A Giugno ci  si ritrovava nei cortili… ampi tavoli improvvisati con cavalletti e tavole un pò traballanti su cui si faceva cernita. I bozzoli meno belli, quelli scarsi servivano per usi domestici…  cuscini, imbottiti.

Un grosso telo raccoglieva i più pregiati, da portare al punto di raccolta, le Fattorie Visconti.

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Particolari

Grandi mucchi di rami e fascine e una quantità immensa di bachi. Il grosso telo posto sul carretto trasportava il prezioso carico.

L’ aia delle Fattorie si trasformava in una grande asta, un negozio all’ aperto dove i bachi venivano trattati come pietre preziose e sul cui prezzo veniva a farsi tratta…

A quel tempo le Fattorie erano “vive”, carretti e arnesi per il burro, i pergolati di vite e fiori, le donne che in ogni stagione la animavano. Grandi cisterne di acqua piovana, mastelli su cui fare il piccolo bucato, animali nell’ aia.

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Le Fattorie “mostrano” il Castelllo

Preghiere e favole raccontate attorno a quei tavoli traballanti, leggende che animavano le serate…

Quella notte in cui il cielo si chetò al suono di una canzone.

Si dice che tra quei cortili, fatti di ballatoi ed enormi cortili, stalli e scalette nascosti da grandi portoni, vi abitasse una giovane madre. Malata da tempo ebbe a far sforzo di coltivare e allevare i bachi per poter sostenere i figli piccoli. Vedova ebbe a perdere tutte le sue forze dopo tante prove… e quella sera non ce la faceva neppure ad alzarsi. I bachi andavano ritirati e portati alla pesa il giorno dopo, ma un temporale si stava avvicinando. Presa da ultimo sforzo le forze la abbandonarono e un svenimento la prese…

La figlia di appena 12-13 anni era preoccupata, non sapeva cosa fare… raccolse come poteva i bachi sul telo per ritirarli nella casa… troppi e troppo impegnativo per le sue deboli forze.

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Alzando gli occhi pieni di lacrime intonò un lieve melodia, simile alla ninna nanna che la nonna gli cantava anni addietro… forse la natura ebbe ad accoglierla come un dono. Mentre le lacrime nutrivano la Terra il vento mutò direzione e il cielo si accese di stelle.

Questo è il segreto delle cose antiche quelle che sembrano debbano essere perse nei labirinti del tempo. Sono stelle che si accendono nelle notti più buie e fanno rivivere i ricordi dando forza allo spirito e alla vita perchè in esse vi è l’ anima del tempo.

Fonti:  Vecchie testimonianze di famiglia e più recente di mia mamma Giuseppina, la quale seppur di origini Venete, ha vissuto, anche se per brevi tratti, l’ allevamento del baco da seta. La favola e i ragguagli di vita Sommese sono episodi tramandati da anziani di famiglia.

L’ immagine dei Gelsi è tratta dal web senza che ne fosse indicata  la provenienza qualora qualcuno ne rivendichi la proprietà , l’ immagine verrà rimossa. Le rimanenti sono di mia proprietà in quanto scattate personalmente.

Strega Fata Degli Incanti – B.C. ©

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Bagliori di Lucciole al Castello- Leggenda

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La Dea Diana

Il fiume, i boschi e i prati si accendevano di bagliori. Piccole fiammelle danzanti, eteree come fate accendevano i sogni dei nostri nonni.

GIF lucciole

L’ estate era giunta… dalla finestra Lina vedeva i campi accendersi di lucciole. Ancora bambina quante volte si incantava davanti a quei prati. Intensamente bui la notte, si accendevano alla luce delle tempeste, quando il vento soffiava forte e scuoteva i rami delle betulle, oppure quando il cielo era calmo e la luna sembrava un enorme caciotta che  pareva sorridere al suo sguardo verso il cielo…

Gli intensi occhi verdi si perdevano dietro ai piccoli coleotteri. La mamma, piuttosto severa, pretendeva che l’ ora del sonno fosse rispettata, ma Lina scivolava via dal letto e ammirava lo spettacolo di nascosto. Un segreto tra lei e la natura.

diananotteLa sorella più grande le aveva raccontato che erano le anime che tornavano a salutare. Piccole fate che ci regalavano sogni e ci venivano a trovare. Per entrare nel nostro mondo assumevano l’ aspetto di piccoli insetti, ma non perdevano del tutto la loro luce, e così accendevano la notte e correvano per le strade, lungo il fiume, tra i boschi , fino a giungere al parco del castello per danzare attorno alla statua della Dea Diana.

In un canto di lode alla natura creavano scie di luce, si posavano sulla statua e la incoronavano a ricordare la sua Maestà, la sua bellezza, e la Dea, felice , generosa come un tempo quando benediva i campi per renderli fertili, dispensava doni.

I ricordi la cullavano, quella notte , quando ormai adulta, si era fermata ancora una volta a vedere come un pezzetto di cielo era sceso sulla Terra e pensava alla statua illuminata e incantata al parco, un dono in fondo glielo aveva fatto quella notte magica… l’ amore, una promessa scambiata che sarebbe durata per sempre…dea benedice

Nota: la Dea Diana è divinità legata alla caccia e alla vegetazione, ma in tempi remoti questa Dea Lucina si dice volasse sui campi per benedirli e renderli fertili. La sua ricorrenza, adattata al calendario romano, ebbe a compiersi nel periodo invernale del Solstizio. Col tempo prese le sembianze di un personaggio tradizionalmente poco aggraziato, una strega buona ma brutta e vecchia, la befana appunto. Per questo la Dea Diana del Parco, la grande statua voluta da Cesare Visconti e opera di Falcone, venne soprannominata la “giubiana”

Strega Fata Degli Incanti – Briante Cesarina©

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Piccoli Frammenti di Storia: Il Lume

tarocchi animati 3Ci sono angoli della casa che accolgono oggetti ormai in disuso. Piccoli frammenti i ricordi di cui non ci si vuol liberare, tanto è forte il legame col tempo. Ma che ogni tanto senza motivo vogliono essere ancora vissuti e riappaiono, casualmente, in un vecchio cassetto o una cassapanca. Capita che cercando una foto dei nonni appaia il loro vecchio lume. Accarezzare i loro oggetti è come percepire le loro vibrazioni Un alito di vita rimasto intatto nello scrigno dei pensieri. La tentazione di provarlo. Accendere quella fiamma per ridarle una sorta d’ anima.  Lo stoppino brucia lento e nell’ osservare la fiamma vedo riflesso nel vetro il mio volto. I tratti confusi disegnano tanti ghirigori, e in quella chimera ritrovo pensieri sopiti.

La fiammella sale e scende, danza e sembra spegnersi per riprendere forza. Stranamente, la suggestione, impegna l’ intero ambiente e mi riporta a profumi, anche se acri, che erano tipici di un’ altra epoca.

Il scendere della sera porta fresco, con piccoli brividi, che ancora, nonostante sia maggio inoltrato, non hanno ancora lasciato spazio al tepore di un’ estate alle porte.

La memoria va indietro nel tempo. il ricordo di una piccola scottatura, un segno da nulla che mi fece piangere da bambina.

Uno strano unguento tratto da un vasetto casereccio mi cura e come una formula magica lenisce il bruciore.

Negli anni ho ricostruito quella ricetta che ora riaffiora nella mente. Più o meno era così composta: 

Cera d’ api 15 grammi (mai usata ancora grezza e pura, non il rimasuglio di cera della candela per intenderci).

Preparare un oleolito di calendula ( i fiori secchi fatti macerare in olio d’oliva (50 g per mezzo litro).       Grammi 30

Poche gocce di succo di cipolla.

Miele un paio di cucchiaini scarsi

Far condensare su fuoco senza che bolla pochi istanti e aggiungere olio di lavanda circa 9 gocce. Lasciare intiepidire e versare in un barattolo di vetro. 

Questo procedimento è stato da Me riportato solo per Conoscenza. Una curiosità, come tante che riaffiorano. Testimonianza di tempi antichi. Ovviamente non esorto ad usarla, declino ogni responsabilità sull’ uso di erbe e ricette qui postate. Lo scopo, ripeto non è di dar cure. Per qualsiasi problema rivolgersi al medico o farmacista che le erbe, per i loro componenti, vanno usate solo sotto controllo di un esperto del settore. Questi sono solo frammenti di un tempo passato che è virtù non perdere…

Strega Fata Degli Incanti – B.C. ©

 

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Un Pellegrinaggio al Sacro Monte nel 1604

sacromUn caldo sabato del mese d’ agosto dell’ anno 1604 vide il ritrovarsi dei cittadini Sommesi presso la piazza di S. Agnese.

Era l’ alba e la notte aveva poco rinfrescato quell’ afa pesante tipica dell’ estate.

Circa 2000 persone in partenza per il Sacro Monte. All’ epoca erano in costruzione le 14 cappelle e lo stradone.

Un luogo immerso nella natura, dove la fede si unisce all’ arte. Da sempre un oasi di pace dove meditare, sede di un monastero che ha ispirato quest’ opera artistica che vedeva ora il suo realizzarsi.

Giovani e anziani, con tamburi , strumenti e offerte. Animali carichi di tutto ciò che necessitava per un viaggio, a quei tempi impegnativo.

Le Confraternite di S. Vito, S. Bernardino, S. Rocco, l’ organo preposto di S. Agnese col Prevosto Francesco Carabello, il canonico, i consoli della città che rappresentavano rispettivamente la Parte Alta denominata Dell’ Olmo, e la parte bassa Valgella. Alcuni congiunti dei Visconti rappresentarono la nobile casata e i muli recavano le offerte per il Santuario. Una folla di uomini e di bestie da soma. Si parlava di 127 fra cavalli e muli, trasportanti grano, offerte, paramenti sacri, atti al  sollievo dei più anziani e malati, i quali potevano alternare il cammino alla groppa degli animali.

Il Seprio vedeva toccare molti paesi prima di giungere, all’ ora di pranzo, a Varese. Dopo il pasto e il riposo, il cammino riprese permettendo ai fedeli l’ arrivo a Sant’ Ambrogio alle 16. All’ “Arco del Rosario” iniziò la Processione verso le cappellette.  Si allestirono  gli stendardi, gli stemmi, le Confraternite ebbero a indossare i paramenti.

Lo stradone non era ancora stato selciato, i lavori incalzavano, i pellegrini in fila inneggiavano lodi con canti e inni. Il viale vedeva le cappelle in costruzione e l’ imponente statua del Mosè non aveva ancora visto la luce. Don Aguggiari, reggente del Santuario li accolse all’ ultima tappa.

Le funzioni religiose furono in onore alla Vergine. I pellegrini trovarono ristoro ed ospitalità . Il grano trasportato dalle bestie venne scaricato nell’ atrio della chiesa. Un immenso monte dorato che arrivava fino alle lampade. Il chiarore delle fiamme, si mescolava al colore dorato del grano, accendendo l’ edificio di luce dorata.

Strega Fata Degli Incanti- B.C. 

L’ Immagine è stata presa dal web senza che ne fosse indicata la fonte, se qualcuno ne rivendica i diritti mi avvisi, sarà prontamente rimossa.

Fonti: Somma Lombardo – Somma Lombardo da borgo antico a città moderna di A. Rossi. Dati storici e spunti tratti dai siti Web: www.sacromonte.it -Wikipedia -Sacro Monte di Varese

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